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Perche’ gli errori sono tanto preziosi

Foto di un piede che scivola su una buccia di banana
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Ascolta una “versione podcast” di questo articolo, creata con GoogleNotebookLMLa velocità ideale è 1.25.

Una grande fonte di stress, individuale e di team, sono gli errori.
Nessuno ne è immune – siamo umani – ma ci sono realtà in cui l’approccio verso gli errori è terroristico, e ci sono individui, spesso molto perfezionisti o amanti del controllo, per cui la paura dell’errore è soverchiante.

Individui e Aziende semplicemente DEVONO cambiare il modo in cui guardano agli errori.
Oramai la velocità è troppo alta, la complessità pure, e la capacità di essere lucidi e concentrati in maniera continuativa è messa sempre più alla prova.
Non significa che dobbiamo lasciarci andare al lassismo, e vada come vada, ma che dobbiamo costruire business e vite che lascino un buffer maggiore per gli errori. E se questi accadono, dobbiamo con coraggio, vigore e onestà intellettuale guardarli, capirli, imparare, cambiare per evitarli in futuro, invece che mettere delle pezze.

MindTools riassume quali passi possiamo compiere, a livello personale, di team o di azienda, per adottare una cultura sana dell’errore.

1. Riconoscere gli Errori, davanti allo specchio e davanti agli altri
Non si può imparare niente da un errore finchè non si ammette di averlo fatto.
Se l’errore lo hai fatto tu: alza la testa, respira, ammettilo a te stesso, prendine la proprietà e la responsabilità, informa chi devi informare, chiedi scusa, attiva un processo di correzione.
Dire “scusa” richiede coraggio, ma è molto meglio che nascondere un errore, o peggio, incolpare gli altri.
A meno che gli errori non siano una tua abitudine ripetitiva, se ti scusi le persone ricorderanno il tuo coraggio e la tua integrità, più dell’errore in sè.
Se invece ne vengono a conoscenza per via traverse, la tua reputazione ne soffrirà pesantemente.
E forse non ci sarà una seconda chance di ricostruire la fiducia.

2. Vedere l’errore come un’opportunità per migliorare, da soli e/o con gli altri
Il modo in cui vediamo i nostri errori determina il modo in cui reagiamo, e quello che faremo dopo.
Se riusciamo a riformulare un errore come un’opportunità per imparare, diventiamo non solo più efficaci, perchè impariamo, ma anche più resilienti.
Se dopo aver riconosciuto un errore, ci mettiamo a pensare a cosa fare per evitare che riaccada, coinvolgendo tutte le persone coinvolte o interessate, siamo persone di valore!

Se abbiamo un “growth mindset”, possiamo vedere gli errori come un’opportunità, e non come una condanna definitiva. Ma se non ce l’abbiamo, possiamo comunque svilupparlo con l’allenamento.
Ammettere i propri errori e agire attivamente per riparare e prevenire aiuta tutta l’organizzazione.
Adottare questo approccio in modo regolare e trasparente incoraggia tutti ad assumersi rischi responsabilmente, e ad essere più creativi.

Analizzare un errore in modo onesto e oggettivo, significa farsi le seguenti domande:
– Cosa stavo/stavamo cercando di fare?
– Cos’è andato storto?
– Quando è andato storto?
– Perchè è andato storto?
– Cosa serve per evitare che ricapiti ?

3. Mettere in atto correttivi a valle di quanto si è imparato, e farlo velocemente
C’è il pericolo che le pressioni ci costringano a mettere una pezza, per poi tornare ai nostri compiti abituali: NON VA BENE!
Le lezioni identificate nel punto 2 non devono restare delle buone intenzioni: quello che si è imparato va trasformato in azioni! E agire richiede motivazione, lucidità, visione e disciplina.
E’ necessario identificare le competenze, le conoscenze, le risorse o gli strumenti che ci permetteranno di fare più quell’errore.

Se l’errore è stato piccolo o personale, tutto dipenderà da noi: definiremo un obiettivo e un piano d’azione che sarà in larga misura roba nostra.

Se invece l’errore ha a che fare con il sistema, dovremo coinvolgere altre persone, sia nel lavoro di comprensione e individuazione delle ragioni e soluzioni, sia nella messa in atto di queste soluzioni, entro tempi veloci, per quanto possibile.
Ciò richiederà una grande attività di coinvolgimento, spiegazione, confronto, facilitazione delle resistenze al cambiamento, e richiederà il supporto e l’ endorsement di colleghi e capi, che dovranno essere alleati del processo di correzione, co-responsabili.

4. Fare regolari review dei miglioramenti ex post
Potrebbe essere necessario provare diverse soluzioni prima di trovare quella ideale, che eviterà un certo errore per sempre.
Il ciclo Plan-Do-Check-Act è un ottimo strumento per individuare le soluzioni più efficaci e formalizzare il processo di apprendimento.

Incaricare qualcuno di monitorarci e chiederci conto del progresso (se l’errore è stato individuale) o costituire un gruppo di controllo e monitoraggio regolare (se l’ errore è stato di team) sono modi essenziali per implementare questa ultima fase.

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