CONTRASTARE IL "NEGATIVITY BIAS"

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by Richard Boyatzis, Rick Hanson
L’uomo, alle origini della sua vita sulla terra, era una creatura fragile, potenziale vittima di attacchi da parte di animali molto più forti e aggressivi. Il cervello da sempre, per sua natura, favorisce le decisioni “pessimistiche”, basate sulla paura. Il mondo è pieno di predatori, pericoli e minacce, e “aspettarsi il peggio” è una modalità che si è insediata nel nostro DNA millenni orsono. Il "negativity bias" nel nostro modo di pensare è stato “adattivo”. A millenni di distanza i nostri corpi e i nostri cervelli si basano ancora sullo stesso codice genetico e sullo stesso criterio di sopravvivenza che guidava i nostri lontani progenitori. Per esempio, i ricordi negativi si fissano nella memoria 6 volte più velocemente di quelli positivi, proprio in virtù della tendenza naturale del cervello al "negativity bias".Eppure questo approccio mentale può avere implicazioni non utili, che forse non consideriamo.
Il Dr Richard Boyatzis, esperto nel campo dell’intelligenza emotiva e del cambiamento comportamentale, nel 2013 diede il via ad uno studio, insieme al collega Dr Anthony Jack, per valutare l’efficacia di due diversi approcci di conversazione, dividendo i partecipanti in due gruppi.Al Gruppo 1 i ricercatori facevano domande focalizzate sui problemi e sulle sfide che i volontari dovevano affrontare. e superare. Questo approccio faceva emergere le aspettative altrui, le debolezze personali, gli obblighi, le paure, e venne definito NEA (Negative Emotion Attractor) Al Gruppo 2 i ricercatori facevano domande costruite per incoraggiare la visione di un futuro positivo, come avrebbero voluto vivere di lì a 10 anni. Questo approccio, che enfatizzava speranze e visioni del futuro, venne definito PEA (Positive Emotion Attractor).
Il cervello dei volontari venne sottoposto ad un brain-scanning utilizzando il FMRI, una tecnica di imaging che individua i cambiamenti nella pressione del sangue per misurare l’attività cerebrale. I risultati dimostrarono che i due diversi stili di intervista attivavano regioni diverse del cervello, separate e distinte.L’approccio NEA (Negative Emotion Attractor) attivava il sistema nervoso simpatico sulle risposte Fight o Flight, e regioni del cervello che sono la sede di emozioni spiacevoli e senso di colpa. Sotto l’effetto del NEA il nostro sistema nervoso simpatico diventa dominante. Fisiologicamente il ritmo cardiaco e la pressione sanguigna salgono, siamo più inclini a prendere decisioni veloci, istintive, a volte sbagliate, a e prendere scorciatoie nel modo di pensare. Siamo più inclini a diventare rigidi e fissi, invece che flessibili.
Viceversa per il gruppo sottoposto a domande che si basavano sull’approccio PEANello studio, l’approccio di conversazione e ragionamento PEA attivava nelle persone regioni cerebrali associate alla costruzione del futuro, alla definizione di piani e progetti. Quando ci focalizziamo su temi positivi e attivi, si innescano sia i circuiti di gratificazione sia le aree del cervello deputate ad immagazzinare le esperienze positive. Inoltre il nostro sistema nervoso parasimpatico (riposo e digestione) diventa dominante. Quando riduciamo la percezione di minaccia, la nostra mente considera che sia sicuro prendere più tempo per le decisioni e riflettere più a fondo. Diventiamo cognitivamente più flessibili, capaci di simulare più scenari di realtà, di considerare altre prospettive, di metterci nei panni degli altri dal punto di vista logico ed emotivo.Questo tipo di approccio è essenziale per tenere alta la motivazione e la capacità di affrontare le sfide che la vita ci porta, oltre che per realizzare i cambiamenti e gli obiettivi a cui teniamo di più.
Il "focus sul positivo" è la condizione per prosperare.Il Dr Boyatzis cita il famosissimo psicologo e giornalista Daniel Goleman, padre degli studi sull’intelligenza emotiva, sintetizzando la questione in una frase Ti serve un focus negativo per sopravvivere, ma ti serve un focus positivo per fiorire e prosperareLe conversazioni e le riflessioni che incoraggiano la costruzione di un’immagine positiva del futuro, che focalizzano l’attenzione sulle possibilità e sui sogni, sono capaci di favorire il cambiamento delle nostre connessioni neuronali e il comportamento. Non significa che dobbiamo metterci degli occhiali rosa e ignorare i problemi o gli ostacoli. Il punto è che, se nell’affrontare una sfida comincio a fare la lista dei “si, ma”, dei problemi e delle minacce, non attivo la potenza di fuoco del mio cervello per andare verso la soluzione.
Ci sono alcuni ESERCIZI QUOTIDIANI che ci possono aiutare ad allenare la nostra capacità di "focalizzarci sul positivo"
1.Tenere un DIARIO di tutto ciò per cui possiamo dire GRAZIE.Ogni giorno, alla fine della giornata, fermiamo su carta tutte le cose, piccole e grandi, per cui siamo grati: quello che abbiamo conquistato, ottenuto, realizzato; le persone che hanno fatto un gesto gentile nei nostri confronti; gli atti di generosità ricevuti; i colpi di fortuna; le qualità e capacità personali che abbiamo messo in gioco...I ricordi positivi si fissano nella memoria molto più lentamente di quelli negativi, proprio in virtù della tendenza naturale del cervello al negativity bias, ma noi possiamo contrastare questa tendenza proprio con questo allenamento quotidiano a "notare il buono".Se lo facciamo con regolarità, nel momento in cui la vita ci porterà delle difficoltà e delle fatiche, saremo più pronti ad affrontarle, perchè il cervello non vedrà solo il rischio, il pericolo, ciò che manca o che non siamo capaci di fare, ma saprà accedere in modo più veloce e ricco alle possibilità, alle risorse, alle soluzioni.

2.ASSAPORARE I MOMENTI BELLI MENTRE ACCADONO
Per poter tenere un diario delle cose per cui possiamo dire grazie, è importante notarle.
Ed è importante notarle mentre accadono, gustare, viverle, amplificarle. Davanti a un bellissimo panorama fermati e gustatelo respirando , non fare una foto.
A meno che la foto non sia un modo per amplificare la meraviglia e farla poi durare nel tempo.
Mentre mangi qualcosa di gustoso, concetrati sulle sfumature dei sapori, nota i dettagli, goditi il momento.
3. APPREZZARE GLI ALTRI
Se invece di guardarci l'ombelico e concentrarci su ciò che manca a noi, cogliessimo l'opportunità di guardarci intorno e notare il buono negli altri? E farglielo sapere? Oppure se decidessimo di essere gentili con piccoli gesti? i famosi "random acts of kindness"?
4. Abituarsi ad ASPETTARSI IL MEGLIO
Tutto il tempo dedicato a preoccuparci di quello che può andare male ci intossica.
Un conto è essere previdenti e organizzati, per evitare danni o problemi, un conto è drenare la nostra stessa energia stando in ansia, e immaginando scenari apocalittici. Se ti rendi conto di entrare in questo stato, scegli di starci 5minuti, lascialo sfogare, e poi passa ad altro.

5. Adottare una PRATICA ISPIRANTE QUOTIDIANA

La pandemia ha moltiplicato i podcast, su qualunque argomento: si tratta di un modo semplice e quotidiano per imparare qualcosa e farci del bene.
Cercate su Spotify o Audible Daily podcast di mindfulness o di inspiration. Diventerà una pratica buona per il vostro cervello di cui non potrete più fare a meno. O meglio, ne farete a meno quando quelle pratiche saranno diventate delle abitudini.

Ci sono anche molte app che permettono di fare esercizi di mindfulness, meditazione, tapping per favorire positività e concentrazione, e governare lo stress e l'ansia: puoi esplorare on line per trovare la più adatta a te.


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