5 RAGIONI PER CUI SI IMPARA MEGLIO A PICCOLE DOSI

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Ogni volta che apprendiamo qualcosa di nuovo, ogni volta che ci cimentiamo in una nuova attività, nuove connessioni (sinapsi) vengono create nel nostro cervello.
E più pratichiamo quella cosa nuova, più le connessioni tra neuroni si rafforzano. Questa è la neuroplasticità.
Gli scienziati inglesi usano un gioco di parole memorabile a proposito di ciò: “neurons that fire together wire together”. Viceversa, quando smettiamo di imparare o di applicare ciò che abbiamo imparato, milioni di connessioni neuronali letteralmente muoiono. Questa è la ragione per cui l’esperienza attiva e la pratica sono fondamentali per imparare. Ed è anche la ragione per cui è difficile “disimparare” abitudini consolidate, vecchi modi di fare, anche se siamo consapevoli di un loro impatto negativo o del fatto che non servono più.
La neocorteccia è la parte deputata ad apprendimento, ideazione e linguaggio, oltre che a percezione sensoriale, influenzamento dei movimenti e senso dello spazio. Quando impariamo qualcosa di nuovo, la densità della nostra neocorteccia aumenta, perché nuove connessioni vengono create. Più applichiamo ciò che abbiamo imparato, più questa densità cresce.
Dobbiamo dunque insegnare al nostro cervello ad imparare al meglio, per trattenere nel tempo quanto ha imparato. Proprio per il modo in cui il cervello funziona, molti studi ormai dimostrano che siamo tanto più efficaci nell’imparare e nel trattenere quanto imparato, quanto più il processo che seguiamo è chiaro e semplice. Il 38% delle organizzazioni, funzioni aziendali, istituzioni che si occupano di apprendimento affermano che la loro sfida sta nel riuscire a trasferire i contenuti in modo stabile: la cosiddetta “retention” delle informazioni. Solo il 15% dei partecipanti a qualunque tipo di corso o attività formativa dichiara di applicare attivamente quanto imparato.
Si è scoperto che un approccio di insegnamento basato su pillole produce un trasferimento di conoscenza superiore del 17% rispetto alle forme classiche. Ecco 5 buone ragioni per cui ciò accade
1. Il nostro cervello funziona cosìOggi abbiamo più informazioni di quante ne abbiamo mai avute, ma il nostro cervello continua ad imparare a piccoli morsi. Prendiamo 50.000 decisioni al giorno, ma sempre una alla volta. Anche le grandi decisioni sono fatte da piccoli blocchi di dati, perché quella è la taglia che il nostro cervello riesce a gestire.
2. Piccolo è più facile da digerireCi sono ormai diversi studi che suggeriscono che la “piccola taglia” sia la cosa più efficace in molte attività della vita. Per esempio piccole porzioni di attività fisica regolari e ripetute provocano miglioramenti superiori e più stabili rispetto ad allenamenti lunghi ma distanti nel tempo.Mangiare piccole quantità di cibo, piccoli pasti durante la giornata è più salutare di pochi grossi pasti. Lo stesso vale per le informazioni: porzioni più piccole di contenuto sono più facili da trattenere.
3. E’ più facile mettere in pratica il “bite-size learning”Applicare qualcosa che ho appreso immediatamente dopo averlo acquisito permette di trattenerlo meglio e per un periodo più lungo. Piccoli blocchi di conoscenza sono più semplici da far propri e da mettere in pratica, e poi la ripetizione fa il resto: consolida la conoscenza, rendendola pienamente nostra.
4. Adattabilità agli orari di ognunoSecondo Bersin di Deloitte oggi chi lavora ha solo l’1% del suo tempo lavorativo da dedicare all’apprendimento classico. Quindi chiedere ai collaboratori di partecipare a training di una o più giornate intere significa chiedere più di quello che possono dare. Noi tutti siamo travolti dalle cose da fare, distratti e impazienti. Vogliamo imparare quando possiamo e quando ne abbiamo bisogno, in modo da poterlo applicare poi concretamente nella quotidianità.
5. Maggiore facilità di recupero delle informazioniL’apprendimento a piccole dosi ha una maggiore probabilità di attecchire. Ma la nostra memoria ha pur sempre un limite. Gli studi sul carico cognitivo dimostrano che ci sono al massimo 3 blocchi di contenuto che una persona trattiene da un discorso, da una presentazione, da una lezione. Se lo spazio di memoria è occupato, e noi cerchiamo di instillare più contenuti, essi andranno persi.Recuperarli sarà invece più semplice e più motivante se potrà avvenire tramite pillole di conoscenza, invece che dovendo riascoltare un corso di un’ora o rileggere un intero libro.
Però attenzione: creare pillole di teoria non significa spaccare un corso da 1 ora in piccoli video da 2 minuti: questo sarebbe anche più frustrante.Il bite-size learning approach implica di accettare che impariamo meglio, tratteniamo di più e mettiamo più in pratica se facciamo le cose in pezzi più piccoli e frequenti, invece che in blocchi grossi; se riduciamo la teoria in documenti brevi, con pochi punti chiave o infografiche; se ci diamo obiettivi di azione a valle di ogni pillola e li teniamo monitorati nel tempo.Mi sembra un approccio ragionevole e realizzabile.

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