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Strategie mentali per fare piu’ attivita’ fisica

*pexels . pixabay*

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Studi dimostrano che le condizioni fisiche (oltre alla motivazione) condizionano la percezione visiva, e che la Vista influenza la percezione della distanza da percorrere e della difficoltà connessa. Per rompere la distorsione è utile “tenere gli occhi sul premio” e iniziare ad amare una “regolarità imperfetta”.

L’abitudine forse più faticosa da installare è il fare attività fisica regolare, vero? Ebbene ci sono studi che dimostrano che la vista è il senso più importante che abbiamo, ed impatta anche sulla nostra capacità di realizzare cambiamenti. La percezione è soggettiva, e ciò che percepiamo condiziona le nostre scelte.
Emily Balcetis, da psicologa sociale, ha dedicato molto studio al capire perché ci sono persone che cambiano abitudini facilmente e altre che invece lo trovano difficilissimo, in particolare per quanto riguarda l’attività fisica. E’ possibile che l’occhio della mentefaccia a molti di noi brutti scherzi? Alcuni possono letteralmente vedere l’attività fisica come più difficile di altri?

Balcetis coinvolse nel suo studio persone che erano in ottima forma fisica e persone che lo erano meno.
Dapprima raccolse le loro misure: girovita e circonferenza fianchi.

Poi invitò i partecipanti a camminare fino a un traguardo, trasportando dei pesi. E prima di dare il via, chiese a ciascuno di stimare su un foglietto la distanza percepita fino al traguardo.
L’ipotesi di Balcetis era che il loro stato fisico avrebbe in qualche modo influenzato la loro percezione della distanza, e in effetti fu così: il rapporto girovita-fianchi fu un “predictor” chiave. Coloro che erano più fuori forma vedevano una distanza molto maggiore rispetto a coloro che erano in buona forma.
A seconda dello stato fisico cambiava la percezione dell’ambiente, dimostrazione che mente e corpo lavorano insieme nel determinare il modo in cui vediamo il mondo.

Poi c’è ovviamente il fattore motivazionale.
Per testare se le motivazioni influenzano le esperienze percettive Balcetis condusse un secondo studio.
L’equipe raccolse sempre le misure di persone in diverso grado di forma fisica (girovita e circonferenza fianchi) e poi chiese di dichiarare quanto ognuno fosse motivato a fare esercizio fisico.

I ricercatori invitarono poi i partecipanti a camminare fino a un traguardo, trasportando dei pesi, e anche qui, prima del via, li invitarono a stimare la distanza che li separava dal traguardo.
Come nello studio precedente, il rapporto girovita-fianchi predisse la percezione della distanza, ma la motivazione aggiunse un elemento differenziante.

Tutto ciò portò i ricercatori a chiedersi: esiste una strategia per aiutare la gente a cambiare la percezione della distanza, e far sembrare l’attività fisica più semplice?
Consultando la letteratura scientifica sulla vista, Balcetis & Team giunsero ad una strategia che chiamarono “Tieni gli occhi sul premio“.
Non è uno slogan motivazionale, ma un criterio con cui guardare l’ambiente circostante.

A un gruppo di runner venne detto di focalizzare l’attenzione sul traguardo, di non guardare altrove, di immaginare che una luce illuminasse il traguardo, e che tutto il resto intorno fosse sfuocato..

L’ipotesi era che questa strategia avrebbe reso l’esercizio più semplice.
Al gruppo di controllo invece venne semplicemente detto di guardarsi attorno, in maniera naturale, notando il traguardo ma anche tutto quello che attirava la loro attenzione.
L’ipotesi era che questa strategia avrebbe reso l’esercizio più difficile.
E in una seconda fase dell’esercizio, a entrambi i gruppi vennero aggiunti dei pesi.

Risultato
A parità di altre condizioni, chi teneva lo sguardo fisso sul premio:
– vedeva il traguardo il 30% più vicino
– si muoveva il 23% più veloce
– dichiarava di aver fatto il 17% in meno di sforzo
rispetto a chi si guardava intorno in modo naturale.

Ma non basta! C’è anche un altro fattore che può aiutarci a fare attività fisica regolare e di qualità: l‘accettare di non essere bravi, anzi, il prenderci quasi gusto nel non essere bravi.
Alcune persone, invece che fare le cose male, preferiscono mollare, invece semplicemente fare, un pochino per volta, anche male, è importantissimo, perchè crea un’abitudine, che si insedia piano piano.

Vale molto di più fare 30′ di esercizio blando tutti i giorni, piuttosto che fare 2 ore di esercizio pesante 2 volta alla settimana: per il cervello fa un’enorme differenza.
Nel primo caso si creano endorfine su base quotidiana, e il cervello ne vorrà ancora, giorno dopo giorno.
Nel secondo caso il meccanismo automatico non si crea, anzi, la fatica di uno sforzo maggiore e più occasionale potrebbe aggiungere “variabili negative” all’equazione.
Inoltre, un muscolo allenato ogni giorno troverà una tonicità e una risposta decisamente diversa da un muscolo allenato solo saltuariamente, creando soddisfazione e motivazione a continuare.

Può sembrare contraddittorio rispetto al “tenere gli occhi sul premio”, ma non lo è: è un livello di supporto in più, che sostiene la capacità di mantenere l’impegno nel tempo.
In sostanza, l’obiettivo finale è cruciale, ma è altrettanto importanteil gusto della regolarità imperfetta, il bello del fare un passo per volta, verso la destinazione finale.

Christine Carter, trainer professionista, ci consiglia di adottare un “better than nothing approach”: lei stessa si era ritrovata costretta a “ripartire da zero” durante il Covid, perchè non riusciva a praticare attività fisica come aveva sempre fatto, e aveva pian piano rinunciato.
Si è poi convinta che fare “uno step alla volta”, un poco ogni giorno, era la via della ripresa.

E giorno dopo giorno il desiderio di correre, il bisogno di correre, l’abitudine a correre sono tornati.
A quel punto ha potuto iniziare a fare di più, per migliorare, ogni giorno un po’ rispetto al giorno prima.
Christine cita una frase del Dalai Lama per sintetizzare questo approccio: Il nostro obiettivo non è di essere migliori degli altri, ma di diventare migliori del nostro Sè di ieri
Guarda il TED di Christine Carter

Questo articolo è stato redatto da Giulia Rosa Sirtori, Executive & Team Coach dal 2013, con credenziale MCC ICF e con 20 anni di esperienza executive in ambito marketing e vendite. Giulia aiuta i leader a ottenere il meglio da se stessi e dai loro team, facendo meno fatica e avendo più equilibrio ed energia. Lavora in italiano, inglese e francese

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