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Riconoscere le nostre emozioni – confermano le neuroscienze – è condizione necessaria per gestirle, perchè serve a evitare che si gonfino, a capire i bisogni che ci segnalano, e a scegliere cosa serve “attivare” in quel momento. Gli agili e resilienti emotivamente lo sanno fare in pochi istanti: se facciamo questo lavoro tutti i giorni, diventiamo masterful anche noi.
Le emozioni hanno un impatto potente su ognuno di noi, e alcuni strumenti basati sulle conoscenze neuroscientifiche ci aiutano a gestirle meglio, e a costruire una maggiore agilità e resilienza emotiva.
Nella nostra vita, in azienda e nel privato, sappiamo che la fatica raramente viene da sfide complesse da un punto di vista logico o cognitivo: sono più le frizioni, le incomprensioni, conflitti, le reazioni impreviste degli altri, il timore di essere mal giudicati, il senso di inadeguatezza, a metterci in difficoltà.
Grazie a David Hawkins, MD PhD, sappiamo che le emozioni producono una energia misurabile, e possono favorire o ostacolare la vita cellulare. Nel suo libro “Power vs Force“, Hawkins spiega che ognuno di noi produce un campo magnetico con livelli diversi di energia: il livello “di sopravvivenza” è 200.
Le emozioni positive producono un aumento del livello energetico, quelle spiacevoli lo abbassano.
200 è il livello soglia. Al di sotto di quel livello le cellule iniziano letteralmente a morire.
Più sperimentiamo emozioni come paura, vergogna, ansia, odio, disperazione, frustrazione, umiliazione, più rischiamo di andare incontro a malattie molto gravi, e le situazioni che ci mandano in fatica, tra cui tipicamente il sentire il giudizio degli altri, l’affrontare il disaccordo, il difendere il proprio spazio.
Quella di Hawkins è una prova quantitativa, che si aggiunge a quelle più empiriche e quotidiane che viviamo quotidianamente: sappiamo che dobbiamo imparare a regolare e gestire il nostro stato emozionale (non solo quello fisico) come parte di un progetto di efficacia e di salute a 360°.
La cosa importante è che questo progetto di efficacia e salute a 360° è assolutamente fattibile, da ciascuno di noi, con pazienza, regolarità, disciplina e fiducia.
Come prima cosa diciamo che per gestire le nostre emozioni dobbiamo innanzitutto riconoscerle, dare loro un nome preciso, il più “granulare” possibile.
Afferma Travis Bradberry, autore di Emotional Intelligence 2. 0: “gli studi ci mostrano che solo il 36% di noi riesce a riconoscere e definire con esattezza le proprie emozioni, e questo è un problema, perché le emozioni non viste e non riconosciute possono portare a scelte non utili e addirittura controproducenti”.
Io stessa, lavorando come coach con tante persone, mi rendo conto che pochi di noi sono bravi a descrivere in modo accurato le proprie emozioni, perchè non siamo allenati.
La buona notizia è che tutti possiamo imparare a farlo: basta allenare il vocabolario emotivo e corporeo.
E non solo possiamo: dobbiamo! Dare un nome alle emozioni è la base del riuscire a gestirle, perchè, se ci pensate bene, noi non sappiamo gestire nulla che non sappiamo descrivere e definire: di fronte ad un blob indistinto non sappiamo nemmeno da che parte iniziare.
Ecco perché l’Emotion Wheel di Christine Comaford, fondatrice di SmartTribes è così utile.

TIENI L’EMOTION WHEEL SOTTO MANO, PER FARE UN SELF CHECK EMOTIVO.
E fallo. Tutti i giorni. Più volte al giorno.
Puoi usare l’Emotion Wheel per identificare prima le tue emozioni primarie, e poi andare verso l’esterno, per individuare sfumature, variazioni, intensità, denominazioni sempre più ricche e dettagliate: sono le cosiddette emozioni secondarie.
Percorri la ruota fino a quando trovi la parola che senti giusta. E se non la trovi, creala!
La ruota non può e non vuole essere esaustiva: è uno stimolo per notare le sfaccettature, le sfumature, le differenze a volte sottili.
Capita anche che lo stato d’animo che viviamo in un certo momento sia un mix di emozioni: va bene così!
La Ruota è un tool di allenamento: più facciamo questo esercizio di riconoscimento, più diventiamo accurati, precisi e veloci. A un certo punto non ti servirà nemmeno più la ruota: puoi anche descrivere la tua emozione come una metafora, una perifrasi, come vuoi: l’importante è trovare parole per darle un nome ! Quando diamo un nome alle cose, siamo veramente presenti e in governo, perchè possiamo gestire solo ciò a cui riusciamo a dare un nome.
PERCHE’ FARE QUESTO LAVORO ?
PERCHE’ FARE QUESTO LAVORO TUTTI I GIORNI, PIU’ VOLTE AL GIORNO, COME SELF CHECK ?
Il senso di fare questo esercizio tutti i giorni più volte al giorno è allenare la capacità di farlo, velocemente, nei momenti acuti, quando serve davvero.
Se ci limitiamo a farlo solo prima dei momenti difficili o particolarmente sfidanti, probabilmente nemmeno ci ricorderemo che esiste, ma se anche ci ricorderemo, sarà difficile saperlo usare al meglio: sarà come andare in scena senza aver provato, come andare in campo senza esserci allenati.
Lo fareste mai?
Questo articolo è stato redatto da Giulia Rosa Sirtori, Executive & Team Coach dal 2013, con credenziale MCC ICF e con 20 anni di esperienza executive in ambito marketing e vendite. Giulia aiuta i leader a ottenere il meglio da se stessi e dai loro team, facendo meno fatica e avendo più equilibrio ed energia. Lavora in italiano, inglese e francese