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Parlare del modo in cui prendiamo le nostre decisioni riguardo a fatti e persone inevitabilmente ci porta a parlare di Bias, un argomento molto intrigante. Il nostro cervello ha bisogno di dare un senso alle cose, e nonostante la sua evoluzione lo abbia portato a saper produrre pensieri molto elaborati, la sua modalità standard è quella di usare scorciatoie, per decidere velocemente e con poco sforzo.
Un enorme lavoro sui Bias Cognitivi è stato condotto dal Premio Nobel per l’Economia Daniel Kahneman, con il suo famoso testo Thinking Fast and Slow: QUI una sua intervista, e QUI un riassunto del libro
I bias sono meccanismi automatici: si chiamano unconscious perchè si attivano “sotto la soglia della coscienza”, senza che ci fermiamo ogni volta a notarli e a valutare se sono veritieri o no. Sono scatole, generalizzazioni e semplificazioni, che provengono dall’esperienza diretta (anche di una sola occasione), oppure dal sentito dire, dall’educazione, dalla cultura in cui siamo immersi fin da piccoli.
Sono assolutamente utili, perchè ci permettono di non dover “capire da capo il mondo ogni mattina”.
Il termine bias pare derivi dalla parola greca che significa obliquo, diagonale, ed è la distanza più breve tra A e B. Senza queste scorciatoie mentali il cervello esaurirebbe troppo velocemente le sue energie, perché prendere decisioni consapevoli richiede molta energia mentale. La corteccia prefrontale, la zona delle decisioni razionali, è altamente efficiente, ma si stanca molto facilmente: i pregiudizi, anche se fallibili, sono automatici e inconsci, e funzionano anche quando le batterie sono basse.
Il problema sorge quando queste generalizzazioni o stereotipi su gruppi di persone, paesi, attività ci impediscono di vedere quella persona specifica, quella situazione specifica, rischiando di farci omettere dati importanti, di farci prendere abbagli e di farci fare errori.
Un pericolo ancora maggiore è rappresentato dal fatto che questi meccanismi automatici si supportano l’un l’altro: l’ Availability bias ci porta a credere che l’informazione più immediatamente disponibile sia vera; poi il Confirmation bias ci fa vedere solo i fatti che confermano una certa opinione, sottovalutando le “eccezioni” contrarie; il Blindspot bias ci rende impossibile riconoscere che questi pregiudizi stanno avendo luogo, anche quando le eccezioni cominciano a diventare troppe.
Senza allenamento non siamo in grado di prendere una decisione e contemporaneamente notare che quella decisione può essere fallata: ci serve una pratica e un focus regolare, una sorta di terzo occhio, e ci servono soprattutto gli occhi e le orecchie degli altri.
Da soli raramente ci rendiamo conto in tempo reale di essere vittime di un bias: spesso ne abbiamo la conferma col senno di poi, quando qualcosa va male.
Se qualcuno ci fa un’ obiezione, e non siamo già allenati e aperti all’ eventualità di essere in errore o di aver escluso dei fatti, ci offendiamo pure!
E se le cose dopo una decisione vanno bene, non rimettiamo in discussione la decisione presa, né il processo potenzialmente fallace che l’ha guidata.
Eppure, gli scienziati hanno scoperto che ci sono più di 200 pre-costrutti: 200 meccanismi automatici che si innestano nel nostro cervello, in tutti i nostri cervelli, perchè, come si usa dire, “se hai un cervello, hai dei bias“
Ecco i 20 esempi più comuni di bias cognitivi che compromettono le nostre decisioni, raccolti dal Cognitive Bias Codex
Anchoring bias
Le persone si affidano troppo al primo pezzo di informazione che trovano. In una negoziazione salariale chiunque fa la prima offerta stabilisce un range di possibilità nella mente dell’altra persona
Availability bias
Le persone danno troppa importanza alle informazioni più vicine. Come chi dice che fumare non fa male perchè suo nonno ha vissuto fino a cent’anni fumando tre pacchetti di sigarette al giorno
Bandwagon effect
La probabilità che una persona si convinca di una cosa aumenta in funzione del numero di persone che hanno credono in quella cosa. Questa è la causa del group thinking ed è la ragione per cui i meeting sono spesso improduttivi.
Blind Spot bias
Non riconoscere la propria tendenza ad avere bias cognitivi è in sè un bias. Le persone notano i difetti negli altri ma non in se stesse.
Choice supportive bias
Quando scegli qualcosa tendi a sentirti bene dopo la scelta, e a difenderla, anche se la scelta ha dei difetti.
Clustering Illusion
Questa è la tendenza a vedere schemi in avvenimenti casuali. E’ la chiave di molti errori nel gioco d’azzardo, come l’idea che il rosso sia più o meno probabile sulla ruota di una roulette dopo che è uscita una fila di rossi.
Confirmation bias
Tendiamo ad ascoltare solo le informazioni che confermano la nostra idea. Questo Bias è intrecciato a qualunque pregiudizio o convinzione si formi nel nostro cervello: sarà inevitabile che il cervello cerchi conferme, e che le trovi, tagliando fuori i dati contrari, spesso anche quando sono macroscopici.
Conservation bias
Succede quando le persone privilegiano le prove trovate per prime, rispetto alle nuove prove emerse successivamente. La gente ha fatto fatica ad accettare che la terra fosse rotonda perché manteneva la convinzione precedente che fosse piatta
Information bias
E’ la convinzione che più sappiamo su un argomento, meglio decideremo. In realtà avere più informazioni non e’ sempre meglio, anzi, spesso con meno informazioni si possono anche prendere decisioni più accurate
Ostrich effect
Le informazioni pericolose o negative vengono sepolte nella sabbia, ignorate. Le ricerche mostrano che gli investitori controllano il valore dei propri titoli molto meno di frequente nei periodi negativi di mercato, che in quelli positivi.
Outcome bias
Il fatto che le cose vadano bene dopo una decisione non dimostra necessariamente che quella fosse una buona decisione. Solo perché avete vinto all’Enalotto una volta, non vuol dire che scommettere sia una decisione intelligente.
Overconfidence
L’eccessiva fiducia in noi stessi ci fa prendere a volte dei grandi rischi nella nostra vita quotidiana. Le persone esperte sono più facilmente vittima di questo bias, perché hanno una maggiore autostima e una maggiore convinzione di avere ragione.
Placebo effect
Se crediamo che una soluzione funzionerà, è più probabile che ciò accada. In medicina la percentuale di placebo effect dei farmaci è nota da tempo, ed è una delle ragioni dell’efficacia percepita della medicina omeopatica.
Pre-innovation bias
Succede quando chi propone un’innovazione tende a dare troppo valore alla sua utilità e troppo poco valore ai suoi limiti o effetti collaterali.
Recency bias
E’ la tendenza a pesare le informazioni più recenti più dei dati più vecchi. Gli investitori spesso pensano che il mercato continuerà ad essere come è stato negli ultimi tempi, e prendono decisioni poco sagge, dimenticandosi del passato più remoto.
Salience bias
È la nostra tendenza a focalizzarci sui tratti più facilmente riconoscibili o più vistosi di una persona o di un concetto. Ti preoccupi di cadere con l ‘aereo perchè un aereo che cade è un fatto molto impattante, visivamente ed emotivamente, quando invece è statisticamente molto più probabile morire in un incidente d’auto. Oppure giudichi una persona dal tratto più evidente che ha, fosse pure l’abito.
Selective perception
Consentire alle nostre aspettative di influenzare il modo in cui percepiamo il mondo, in altri termini vediamo quello che vogliamo vedere, o che stiamo cercando di dimostrare: un esperimento sul gioco del football tra studenti di due università mostrò che ciascuna squadra vedeva l’altra squadra commettere più falli.
Stereotyping bias
Aspettarsi che un gruppo o una persona avrà certe qualità senza avere informazioni reali su quel gruppo o quella persona specifica. Ci permette di identificare velocemente gli stranieri come amici o come nemici, ma tendiamo a fare un uso eccessivo di questa capacità.
Survivorship bias
Un errore che accade quando ci concentriamo solo sugli esempi positivi, di successo o di “sopravvivenza” legati ad una professione o ad una decisione. Per esempio potremmo pensare che essere un imprenditore è semplice solo perché non abbiamo mai conosciuto qualcuno che è fallito.
Zero risk bias
Tra i bisogni basilari dell’essere umano c’è la sicurezza, anche se un’eccessiva attenzione a questo aspetto può essere controproducente. Eliminare del tutto il rischio significa eliminare la possibilità di farsi male o di fare male agli altri, e ciò è quasi sempre impossibile. Se puntiamo a quello rischiamo la paralisi.
Ma come fare per contrastare i “bias”, se sono, giustappunto, inconsci?
1. Sapere che esistono, e analizzare le nostre decisioni passate
Già il piccolo elenco di 20 che vi ho proposto dovrebbe far nascere alcune domande:
Di quali sono più frequentemente “vittima”?
Quando ho preso delle decisioni nell’ultima settimana, quale di questi 20 bias riconosco che si è manifestato in me?
2. Sapere che esistono, e analizzare meglio le nostre decisioni future
Il piccolo elenco è ovviamente molto più utile guardando al futuro.
Per le decisioni della prossima settimana, a quale bias voglio prestare più attenzione?
Consapevoli della loro esistenza, ogni volta che siamo di fronte ad una decisione, possiamo prendere la lista dei Bias, e mettere al vaglio la decisione.
3. Cercare il parere degli altri
Non dobbiamo decidere da soli se non è necessario: confrontarci con altri è fondamentale.
E quanto più sentiamo di essere convinti, tanto più dobbiamo cercare il confronto.
4. Osservare gli altri, per imparare, e anche per aiutarli
Parlare con le persone aiuta a individuare i meccanismi automatici (è più facile vedere la pagliuzza nell’occhio del vicino :-)) e anche questo è allenamento.
Notare le semplificazioni o generalizzazioni che “fregano” gli altri non solo aiuta noi a metterci in discussione, ma ci dà anche la possibilità di far da specchio, gettando luce, con garbo, in modo ipotetico e rispettosamente curioso, su meccanismi di cui probabilmente non sono coscienti: “Hai considerato che …… ? Mi pare che tu …… E se…..?”