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Pensa se avessimo spiegato a qualcuno, 25 anni fa, cosa fa un social media manager, un rider o un pilota di droni per vivere!
La tecnologia, combinata con le richieste del mercato, la scarsità di risorse, l’urbanizzazione e altri fattori, hanno creato una serie di nuovi posti di lavoro e ne hanno cambiato radicalmente altri. Fare un conteggio accurato di questi nuovi lavori è difficile.
Uno studio sostiene che il 65% dei bambini che entrano nella scuola primaria oggi finirà per ricoprire ruoli che non esistono ancora. Anche se questo studio è ampiamente citato, un’indagine della BBC sullo stesso argomento ha portato la percentuale ad un più possibilista 30%. In ogni caso, la questione è sul tavolo e va affrontata.
Ed è collegata ad un tema che tiene svegli di notte molti Amministratori Delegati. Secondo il Hiring Forecast del 2018 di CareerBuilder, il 45% dei Direttori Risorse Umane dichiara di non essere in grado di coprire molte posizioni aperte, perché non riesce a trovare persone qualificate.
Che il tanto pubblicizzato “skills gap” sia dovuto a candidati impreparati o fattori creati dal datore di lavoro, la domanda è: cosa dovremmo fare per dare agli studenti le competenze di cui avranno bisogno per il lavoro in futuro?
RIPENSARE I FONDAMENTALI
“Per quanto appaia nuova ed impellente, questa non è in alcun modo una nuova domanda nuova “, dice Ansley Erickson, Professore Associato di Storia e Istruzione alla Columbia University di New York. Lo storico dice che ” è solo una delle numerose domande che ci siamo posti negli ultimi 100 anni, circa il rapporto tra l’istruzione e il lavoro.”
Forse il driver più importante oggi è la tecnologia, in particolare l’automazione e l’intelligenza artificiale, afferma Jeanne Meister, fondatrice della società di consulenza HR Future Workplace e autrice The Future Workplace Experience: 10 Rules for Mastering Disruption in Recruiting and Engaging Employees.
“Bisogna assicurarsi di comprendere l’automazione e l’intelligenza artificiale, e quale sarà il loro impatto”, afferma.
Ma un’indagine pubblicata nel febbraio 2018 dal Workforce Institute di Kronos ha rilevato che tre organizzazioni su cinque (58%) a livello internazionale non hanno ancora discusso con i loro dipendenti l’impatto potenziale dell’AI sul lavoro.
Anche un sondaggio del 2024 di StartUp Italia fornisce risultati che mostrano esitazione e poca chiarezza
E mentre il ritmo del cambiamento è “mozzafiato”, le soluzioni non sono così semplici, dice Farnam Jahanian, Presidente della Carnegie Mellon University di Pittsburgh. ” Dobbiamo fare un passo indietro e affrontare le sfide educative in modo più olistico, comprese le questioni dell’accessibilità economica allo studio, nonché la capacità di soddisfare le esigenze di un futuro in continua evoluzione. Nel passato, quando arrivavi al college, eri addestrato per un lavoro, un lavoro funzionale, dove saresti rimasto per la maggior parte della tua carriera. Ma il cambiamento di paradigma a cui assistiamo è lontano dalla conoscenza funzionale: serve alimentare la capacità di essere fluidi nella nostre vostre abilità e nelle nostre conoscenze.
E’ fondamentale che le università insegnino agli studenti come insegnare a loro stessi, e come continuare ad imparare per tutta la vita.”
MESCOLARE APPRENDIMENTO ED ESPERIENZA
Preparare adeguatamente i giovani a questo ambiente in evoluzione richiederà alcuni cambiamenti. Jahanian dice che la scuola materna degli Stati Uniti fino al 12 ° grado (K-12) ha bisogno di molti cambiamenti, in particolare nel migliorare la preparazione degli studenti all’uso del computer e in altre discipline scientifiche, come la matematica e la competenza digitale.
Ancora più importante, gli educatori devono lavorare sulle skills di comunicazione, sul pensiero critico, sul processo di decision making, utilizzando la tecnologia per migliorare l’apprendimento.
Bisogna creare un atteggiamento di apprendimento continuo lungo tutto l’arco della vita, e le partnership pubblico-privato e le politiche statali dovrebbero essere a sostegno di questi cambiamenti.
Isabelle Bajeux-Besnainou, preside dal 2015 al 2020 della Facoltà di Management alla McGill University di Montreal, affermava già nel 2018 che è più importante concentrarsi sull’apprendimento esperienziale, sostenuto dall’insegnamento in classi interdisciplinari, che sulle competenze specifiche da usare sul lavoro. McGill ha lanciato nel tempo alcuni programmi che si concentrano proprio sull’apprendimento esperienziale, incorporando anche corsi multidisciplinari.
La Bensadoun School of Retail Management, che è parte della galassia McGill, si concentra sul futuro del retail, ed ha un laboratorio esperienziale dove gli studenti possono lavorare con tecnologie all’avanguardia per la vendita al dettaglio, e fare simulazioni nel mondo reale.
In un altro programma della stessa università, gli studenti in finanza gestiscono una società di investimento in cui investono denaro che è stato donato dagli ex Alunni della McGill.
Inutile dire che a completare il quadro c’è il fatto che la diversità della popolazione studentesca è essenziale per dare agli studenti un’esposizione preziosa ad una grande varietà di culture, preparandoli a lavorare in modo efficace in un’economia globale.
THINK DIFFERENT
Presso la Kelley School of Business dell’Indiana University si è costruito un modo nuovo di progettare la carriera. Gli stage universitari sono stati largamente sostituiti e/o integrati da progetti di consulenza studentesca. Gli studenti ricevono coaching e lavorano come parte di un team, per risolvere problemi specifici o portare a termine progetti definiti. Gli studenti sviluppano una varietà di competenze—sia quelle relative al loro specifico lavoro, che quelle “adiacenti”, come la tecnologia e la conoscenza di lavori interconnessi – e così facendo la distanza tra scuola e mondo reale viene ridotta. Questo tipo di ambiente immerge i ragazzi nelle sfide e nelle situazioni specifiche che le aziende devono affrontare, e fornisce loro un’idea di come il loro lavoro potrebbe essere strutturato e di come potrebbe evolvere.
Ma nel “think different” si inserisce anche il tema dell’occuparsi della disuguaglianza educativa, e Ansley T. Erickson, Associate Professor di Storia e Politica Educativa presso il Teachers College della Columbia University, sottolinea anche quanto questa nuova istruzione orientata al futuro sia essenziale per risolvere problemi più grandi, tra cui proprio la disuguaglianza sul posto di lavoro.
Il suo primo libro, “Making the Unequal Metropolis: School Desegregation and Its Limits” (University of Chicago Press, 2016), sulla disuguaglianza educativa a Nashville durante segregazione e desegregazione, vinse il History of Education Society Outstanding Book Prize.
Il suo lavoro è dedito a promuovere la necessità di pensare a tutti gli aspetti del miglioramento dell’istruzione, compreso il suo ruolo nella preparazione degli studenti come cittadini, persone che devono essere preparate a discussioni su che cos’è un salario giusto e un lavoro equo?