COSTRUIRE SUCCESSO E FELICITA'

La grande domanda, il più grande desiderio di ciascuno: "come essere felici". Come essere felici in un contesto che non ci siamo scelti, in mezzo a persone che non ci piacciono, di fronte a difficoltà inattese e superiori alla nostra portata?  Ecco qualche spunto per lavorare insieme su un "cambio di mindset", che ci renda più resilientiNon voglio fare il guru, ma sono convinta che questa sia realmente la ricetta magica della felicità: cambiare approccio, sia sul lavoro che nel privato. Rendersi conto delle convinzioni, degli atteggiamenti, dei comportamenti che ci danneggiano, e trovarne di nuovi e più utili.
In primis la più utile di tutte è questa: guardare il buono che c'è , in ogni situazione, e aspettarsi il buono. Quando volete cominciare?

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STAI FORSE SOTTOSTIMANDO TE STESSO? OSA BUTTARTI

pubblicato 29 gen 2020, 07:31 da Giulia Rosa Sirtori

7 LEZIONI PER TROVARE IL LAVORO FATTO APPOSTA PER TE

pubblicato 29 gen 2020, 07:28 da Giulia Rosa Sirtori   [ aggiornato in data 29 gen 2020, 07:28 ]

I NOSTRI VALORI E COME CAMBIANO NEL TEMPO

pubblicato 18 giu 2019, 06:28 da Giulia Rosa Sirtori

TROVA LA TUA “ESSENZA” E TROVERAI IL LAVORO DEI TUOI SOGNI

pubblicato 18 giu 2019, 06:22 da Giulia Rosa Sirtori

CONTRASTARE IL "NEGATIVITY BIAS" PER PROSPERARE, NON SOPRAVVIVERE

pubblicato 5 apr 2019, 01:37 da Giulia Rosa Sirtori

I DUE TIPI DI STORIE CHE RACCONTIAMO A NOI STESSI, SU DI NOI

pubblicato 4 ago 2017, 08:19 da Giulia Rosa Sirtori   [ aggiornato in data 18 giu 2019, 06:36 ]

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Dan Mc Adams, psicologo della Northwestern University, si occupa di "identità narrative" , cioè delle storie che raccontiamo a noi stessi, su noi stessi, e che poi raccontiamo agli altri. L'identità narrativa  si crea col tempo, ed è frutto delle esperienze che riteniamo più significative della nostra vita: è come se creassimo il nostro personale "viaggio dell'eroe", il nostro personalissimo "mito". Come i miti, anche le identità narrative contengono eroi , nemici e alleati. Ci sono degli avvenimenti fondamentali che compongono la sceneggiatura, fondamentali ovviamente dal nostro punto di vista: sfide superate, sofferenze patite, fatiche che ci hanno segnato, successi, fortune. Quando vogliamo farci conoscere dagli altri, raccontiamo la nostra storia, o parti di essa; quando vogliamo sapere di più di un'altra persona, le chiediamo di raccontarci la sua storia.  

La storia della nostra vita non è ovviamente un racconto esaustivo, ma un insieme di quello che Mc Adams chiama "scelte narrative": sono le esperienze che per noi sono più significative, quelle che danno un senso di ciò che siamo. Ma le interpretazioni possono cambiare: lo stesso tipo di evento per qualcuno può rappresentare una terribile e mai superata tragedia, e per un altro, un banco di prova da cui sono nate nuove opportunità e nuova forza. 

Il modo in cui leggiamo il  nostro passato, e il modo in cui lo raccontiamo, innanzitutto a noi stessi, e poi agli altri, ha un grande impatto sul nostro cervello, sulle scelte che ci sentiamo capaci o no di fare, sull'approccio che abbiamo alle relazioni, alle difficoltà, alla vita in genere, e sull'immagine che proiettiamo nel mondo esterno.
La storia che ci raccontiamo di noi ha un enorme impatto sulle scelte che facciamo e sul nostro futuro.

Se volete approfondire il tema, potete guardare il coinvolgente TED article  sul tema.


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SFIDA DELLA FELICITA' IN 10 GIORNI #10 DI' GRAZIE!

pubblicato 28 dic 2016, 12:21 da Giulia Rosa Sirtori   [ aggiornato in data 18 giu 2019, 06:42 ]

Eccoci all'ultima tappa del nostro piccolo viaggio verso la felicità, l'ultima sfida nella sfida: DIRE GRAZIE!
Gli studi neuroscientifici ci dicono che il cervello è come olio per le cose positive e velcro per quelle negative. Gli avvenimenti negativi si fissano nella nostra memoria di lungo termine 6 volte più velocemente di quelli positivi. Il nostro cervello è costruito per ricordare le minacce, per metterci al riparo dai pericoli, perchè la nostra missione n° 1 come animali pur molto evoluti, è restare in vita e preservare la nostra integrità psico fisica. Passiamo senza rendercene conto quasi 2/3 delle nostre giornate preoccupandoci per il futuro o rattristandoci per il passato. Se tutto ciò è sicuramente utile a "proteggerci dal male", ha anche un effetto controproducente, forse peggiore del beneficio. 
Essere troppo concentrati sul "nero" e troppo poco sul "bianco" ci rende meno efficaci e flessibili di fronte alle difficoltà, perchè vedremo ciò che manca più di ciò che c'è. Dovremmo invece allenare la nostra capacità di individuare rapidamente le risorse che abbiamo già per affrontare pericoli e fatiche,  e la nostra capacità di accedervi altrettanto rapidamente.
Essere focalizzati sulla preoccupazione e sulla paura può farci fare cose che magicamente e ironicamente provocheranno gli effetti negativi che vogliamo evitare. Avete mai tirato un rigore pensando che volevate evitare a tutti i costi che la palla andasse sulla traversa, e la palla sulla traversa ci è finita davvero?
Dobbiamo allenarci a riconoscere e ricordare il buono, ogni giorno. Il buono che è in noi, il buono che ci arriva dagli altri, il buono che è nella natura.
E dobbiamo partire dalle cose piccole: aver cucinato un buon piatto, aver ricevuto un sorriso dal giornalaio, aver finalmente visto il sole dopo 3 giorni di pioggia... e così via.
Ogni giorno alleniamoci a segnare su un diario tutte le cose per cui possiamo dire grazie. All'inizio ne troveremo poche forse, e più passerà il tempo più ne troveremo. 
E questo ci renderà più forti, più flessibili, più emotivamente intelligenti: PIU' FELICI.

Se volete ripercorrere tutte le tappe della Sfida della Felicità in 10 giorni cliccate qui

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#coaching #felicità #diregrazie #vedereilbuono

SFIDA DELLA FELICITA' IN 10 GIORNI #9 GIOCA!

pubblicato 28 dic 2016, 11:19 da Giulia Rosa Sirtori   [ aggiornato in data 18 giu 2019, 06:43 ]


L'emisfero destro è quello che gioca, balla, ride. Da piccoli non facciamo altro che giocare e ridere. Impariamo giocando.  Poi pian piano smettiamo di giocare. E ciò è male.
L'esperienza, e ora anche le neuroscienze, ci confermano che ridere, giocare, ballare, suonare, saltare, cantare...... sono attività utili per il nostro benessere, perchè attivano "gli ormoni della felicità", quali ossitocina, serotonina e dopamina, che sono responsabili del nostro equilibrio personale, della capacità di interagire con gli altri in modo armonico, dell'ottimismo, della voglia di fare ed imparare.  E vivere sotto l'effetto degli ormoni della felicità è un gran bel modo di vivere.
Saremo più efficaci e pronti anche sul lavoro se avremo lasciato spazio al nostro emisfero destro: avremo più idee, saremo più flessibili e creativi, avremo più energia.
Dunque la prossima volta che avrete voglia di ridere forte,  cantare a squarciagola,  ballare da soli, uscire prima per andare in palestra, far tardi la sera ad un concerto, e sentirete la voce del dovere che vi richiama all'ordine, fermatevi, e chiedetevi "quanto mi è utile e necessario oggi far questo? quanto mi darà piacere e soddisfazione e forza?
E concedetevi di giocare!

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#coaching #felicità #giocare #ossitocina

SFIDA DELLA FELICITA' IN 10 GIORNI #7 FAI CONTINUAMENTE COSE NUOVE

pubblicato 23 dic 2016, 10:27 da Giulia Rosa Sirtori   [ aggiornato in data 2 mar 2019, 08:43 ]

Fare cose nuove ha due effetti positivi.
1. Rende il nostro cervello più agile e flessibile, aprendoci alla creatività, all'innovazione e alla gestione e governo del cambiamento.
2. Nel far questo ci rende più felici.
Perchè le due cose sono collegate? Perchè il nostro cervello, in particolare il suo emisfero destro, è stato programmato per inventare, cambiare, sperimentare, intuire, sognare. 
Dare spazio all'emisfero destro significa dare vita e dignità ad una parte fondante della nostra natura. 
Provare cose nuove è un pò come giocare, e giocare significa scoprire e imparare, oltre a divertirsi. Provare cose nuove è rischiare, e nel rischio dell'allontanarsi dalle abitudini acquisiamo nuove capacità, scopriamo talenti di cui non eravamo consapevoli, conquistiamo consapevolezza nelle nostre risorse e alimentiamo autostima e forza.
Fino ai 5 anni sperimentiamo e impariamo giocando e divertendoci. Dall'inizio della scuola dell'obbligo siamo tutti "irregimentati": dobbiamo attenerci alle regole, a un modo predefinito di fare le cose. Dai 6 anni in poi improvvisamente ci si aspetta da noi solo che ci adeguiamo ad un format di eccellenza definito da altri e ad una modalità di ragionamento e azione predefinito, con sistemi premianti costruiti in funzione dello "scostamento vs l'ideale". E a ben pensarci, proseguiamo così fino a quando entriamo nel mondo del lavoro,  e lì ci troviamo "valutati" da molteplici sistemi di assessment. Così perdiamo l'abitudine al gioco, e diventiamo avversi al rischio e al cambiamento. 
Invece fare cose nuove è un modo per recuperare capacità fondamentali per la nostra efficacia ed efficienza, importanti tanto quanto la linearità decisionale, la logica, la scomposizione dei problemi, il rispetto delle regole. Anzi, in un mondo sempre più veloce, incerto, ambiguo, instabile e complesso, allenare e sviluppare la flessibilità, l'intuito e la creatività, seguendo ciò che ci viene naturale e lasciando spazio al "nostro" modo di fare le cose, ci rende più efficaci e capaci di affrontare e guidare il cambiamento.
E nel far ciò, ci rende più felici.
Dunque alleniamoci! Ogni giorno proviamo una cosa nuova. Cominciando da quelle piccole e apparentemente innocue. Cambiamo la strada per andare al lavoro. Cambiamo l'ordine con cui ci prepariamo la mattina. Cambiamo il modo in cui rifacciamo il letto. il "diavolo" è nelle piccole abitudini: dentro quei rassicuranti soliti modi di fare si cela il rischio di sclerotizzare il nostro cervello e chiuderlo a vedere e inventare le opportunità. Ed è un rischio che non possiamo permetterci.

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SFIDA DELLA FELICITA' IN 10 GIORNI #8 "FAI PACE" CON LE PERSONE NEGATIVE

pubblicato 23 dic 2016, 10:25 da Giulia Rosa Sirtori   [ aggiornato in data 2 mar 2019, 08:44 ]

Le persone danno quello che possono, quello che hanno nel cuore. E alcune persone sono purtroppo patologicamente cariche di negatività. A volte sono le delusioni subite negli anni che le hanno rese dure e sfiduciate. Più spesso è un approccio mentale orientato sempre al bicchiere mezzo vuoto invece che mezzo pieno. Purtroppo per loro e per chi li circonda, ci sono molti personaggi capaci di criticare e non di fare, di correggere e non di correggersi, di prevedere sempre solo quello che può andare storto, di immaginare misteri, tradimenti, pericoli. E poi ci sono coloro che si sentono vittime del mondo e della società: "succedono tutte a me" è la loro frase preferita.
Chi conosce persone con queste caratteristiche di solito ha due tipi di reazioni: o le evita o cerca di aiutarle. Purtroppo però di fronte a soggetti "patologici" aiutare non è "d'aiuto", nè  a loro, nè tantomeno a chi l'aiuto lo vorrebbe dare. La persona patologicamente negativa usa chi le offre una spalla come "pattumiera emotiva" dove scaricare tutte le sue frustrazioni. Dallo sfogo ricava  un sollievo di breve periodo, e poco tempo dopo tornerà a ricaricarsi e ad avere bisogno di sfogarsi e lamentarsi nuovamente, pretendendo sempre più attenzioni. La persona che invece cerca di aiutare subisce una vera e propria "aggressione emotiva" che spesso la lascia senza forze, e il senso di spossatezza si acuisce per via dello sforzo vano di far vedere all'altro un lato positivo o semplicemente un diverso punto di vista. Non a caso le persone patologicamente negative vengono anche chiamate "vampiri emotivi".
L'effetto di medio termine è di un legame malato tra una vittima e un salvatore, dove il salvatore, se non riserva sufficienti attenzioni alla vittima, diventa rapidamente  ai suoi occhi carnefice. Ciò lo rende oggetto di recriminazioni e piccole grandi vendette, che minano la sua resistenza e la genuinità del suo desiderio di aiutare. 
Quanto è utile tutto questo? Zero. E' vitale non farsi prendere in questa morsa, e appena ci accorgiamo di esserci dentro, riprendere distacco e centratura. E se necessario allonarsi.

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