PERCHE’ LE PERSONE PERDONO MOTIVAZIONE, E COSA FARE SE ACCADE

by Daniel Cable

È successo a tutti di lavorare con qualcuno privo di motivazione, e può essere molto frustrante. È difficile provare empatia per persone disingaggiate e non produttive; è più facile giudicarle, pensare che dovrebbero risolversi da sole i loro problemi, che noi non siamo la loro mamma e non dobbiamo tenerle per mano.
Per quanto frequente, e anche comprensibile, questo tipo di atteggiamento può essere controproducente, perché ignora e sceglie di non ricercare le ragioni sottostanti alla perdita di passione o di motivazione, o alla sua mancanza tout court.

Per arrivare alla radice del problema è fondamentale capire che come esseri umani noi vogliamo sentirci motivati e cercare significato nelle cose che facciamo: è parte della nostra biologia. C'è una porzione del nostro cervello che crea impulsi orientati all'apprendimento di cose nuove, e alla ricerca di nuove sfide. 
Quando seguiamo questi impulsi, riceviamo un' iniezione di dopamina, un neurotrasmettitore collegato alla motivazione e al piacere, che ci fa sentire desiderosi di metterci al lavoro.
Quando questa parte del cervello è attivata, ci sentiamo più motivati, orientati verso uno scopo e attivi. Ci sentiamo più vivi.

Esplorare, Sperimentare, Imparare: queste sono le tre cose che dovremmo fare, nella vita e nel lavoro. 
Il problema è che troppi di noi non riescono a farlo, perché il modo in cui molte aziende sono organizzate in realtà, anche senza volerlo, glielo impedisce.
Capita spesso, per esempio, che dei giovani neo-laureati entrino in azienda pieni di entusiasmo e animati dal desiderio di imparare e di crescere, ma che la luna di miele duri poco.
Nel momento in cui scoprono che il loro capo non ha né tempo, né pazienza, nè voglia di sperimentare e di imparare, ed è più che altro preoccupato dal protocollo e dal rispetto delle procedure, la motivazione dei ragazzi comincia a collassare. Più il lavoro è orientato al rispetto di regole, e al perseguimento di metriche o di KPI's, più il lavoro tende a diventare routinario e noioso, con la conseguenza che le persone piano piano perdono motivazione.

E non c'è niente di strano in questo: siamo tutti in realtà programmati per reagire così. 
Il calo di entusiasmo ed interesse è il modo in cui il nostro sistema corpo-mente-emozioni ci lancia un segnale forte: "Non è questo quello che dovresti fare nella tua vita". 
Ci sono persone più capaci di passare sopra per un tempo più lungo a questo tipo di disagio e altre meno.

Quello che come capi possiamo fare per aiutare un collaboratore a riattivare la sua motivazione è fare domande, per capire che cosa blocca il suo desiderio di far bene e che cosa serve per riattivare il suo desiderio di imparare, sperimentare ed esplorare.

Ci sono normalmente tre cose da fare per riattivare la motivazione delle persone:
1 incoraggiarli a usare i loro punti di forza 
2 creare delle opportunità per sperimentare 
3 aiutarli a personalizzare lo scopo del loro lavoro

Self-expression
I filosofi ci dicono da millenni che le persone hanno un desiderio innato di mostrare agli altri chi sono veramente. 
Eppure la vita nelle organizzazioni spesso cerca di uniformare le persone e tarpa le ali all'umano desiderio di auto espressione.
Anche nella realtà in cui vengono ricercate creatività e innovazione, continuiamo a vedere job titles gerarchici, ruoli definiti in modo inflessibile, sistemi di valutazione standardizzati.

Nessuno di noi vuole performare secondo comportamenti predefiniti, giorno dopo giorno. Abbiamo un profondo desiderio innato di usare le nostre capacità uniche e di prendere le nostre decisioni per aiutare il nostro team ad avere successo. Quando alle persone viene data la possibilità di riflettere sulle proprie forze, il sistema cerebrale che produce motivazione viene attivato. Molte ricerche mostrano che quando le persone identificano e usano le loro forze, si sentono più vive.

I leader possono aiutare i collaboratori a dare il meglio di sé senza cambiare i confini del loro lavoro, ma invitandoli e aiutandoli ad esprimere i loro talenti e le loro capacità migliori nello svolgimeto del loro lavoro. Chiedere ai collaboratori quali considerano essere i loro principali talenti, le loro maggiori qualità, e dare il riconoscimento di queste, li aiuta a sentirsi più utili, più importanti, e più capaci di portare un contributo.

Sperimentare
Un altro modo per attivare il sistema cerebrale che orienta ad una maggiore motivazione è quello di creare una zona di sperimentazione sicura, che permette di giocare e di creare legami sociali di supporto. Il gioco non solo stimola le zone del piacere nel cervello: spegne l'ansia e la paura.
Le emozioni positive sono importanti, ma non è soltanto il divertimento che conta.
L'opportunità di sperimentare in modo sicuro crea motivazione intrinseca, ed è questa che mette le ali alla creatività.
Le società più flessibili e innovative incoraggiano i collaboratori a pensare, a proporre nuovi approcci e a testarli per raccogliere feedback dall'ambiente circostante.
Molte ricerche ormai dimostrano che configurare il cambiamento e l'innovazione come un'opportunità di sperimentare e imparare è molto meglio che identificarlo come una occasione di performance, perché questo rende la gente ansiosa, avversa al rischio e meno resiliente di fronte alle difficoltà.

Per esempio in una fabbrica in Italia gli impiegati impararono le tecniche Lean giocando con i Lego prima che con i macchinari; dopo avere giocato e sperimentato con i Lego, applicarono quello che avevano sperimentato alle linee di produzione, usando le stesse tecniche. In sole due settimane il team fece proprie le nuove modalità e ridusse i  difetti interni di produzione del 30%, migliorando la produttività del 25%.


Personalizzare lo Scopo
Il senso di avere uno scopo non viene soltanto dallo svolgere un lavoro socialmente utile o dal risolvere problemi rilevanti a livello globale.
Sentiamo di avere uno scopo quando vediamo la causa e l'effetto del nostro lavoro.
Quando possiamo dare un contributo personale al raggiungimento della causa del nostro team e della nostra azienda.
Quando possiamo vedere direttamente in che modo il nostro contributo aiuta gli altri e permette al team di progredire.

Occorre tenere a mente, però, che instillare un senso di scopo non è qualcosa che funziona one shot.
Non basta un discorso motivazionale ogni tanto da parte del senior leader nella sala riunioni grande.
I leader devono ribadire il senso del lavoro del team e riconoscere il contributo delle persone rispetto a quello scopo quotidianamente.
E poi devono far si che le persone entrino direttamente in contatto con i clienti interni o esterni che beneficeranno del loro lavoro, così da capire sempre meglio quello che serve per produrre un servizio o un prodotto eccellente.

In fin dei conti non serve tanto per accendere il nostro sistema cerebrale che agisce sulla motivazione. Non serve avere uno charme particolare,  non servono grandi discorsi motivazionali. Per accendere l'energia nelle persone serve un esempio quotidiano e creare le condizioni perchè le persone possano esprimersi, sperimentare e personalizzare lo scopo del loro lavoro.






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