7 FATTI SCIENTIFICAMENTE PROVATI SULLA CREATIVITA’

by John Paul Titlow

Moltissime cose possono avere un impatto positivo sulla nostra creatività, e se approfondiamo gli studi fatti sulla parte creativa del cervello ci aspettano alcune sorprese.
Il libro "Wired to create: sveliamo i misteri delle menti creative" di Scott Barry Kaufman e Carolyn Gregoire, conferma alcuni aspetti già noti ( la meditazione per esempio è da sempre riconosciuta come una modalità per amplificare le funzionalità cognitive del cervello) e ne introduce altri di più recente scoperta, addirittura controintuitivi.
Il libro offre una repertorio ampio e digeribile delle ultime scoperte scientifiche sul pensiero creativo, facendo riferimenti a esempi storici e personaggi famosi.
Ecco le evidenze più significative.

1. Il 72% delle persone ha intuizioni creative sotto la doccia
Non è solamente un cliché: stare sotto un getto di acqua calda, lasciando andare la nostra mente, è effettivamente utile per la nostra creatività.
In un capitolo che esplora i collegamenti tra la creatività e diverse attività solitarie, ecco le conferme che il libro fornisce: lunghe docce, passeggiate, tempo passato a fantasticare.
Woody Allen ha rivelato al mondo in più di un'intervista i benefici del prendere delle lunghe docce per alimentare le sue nuove idee.

2. Gli introversi sono privilegiati: la creatività fiorisce nella solitudine
Anche se i gruppi hanno una funzione molto importante per generare idee e trasformarle in innovazione, tutt'ora molti studi dimostrano che il pensiero e la riflessione solitaria sono strumenti fondamentali e primari. Gli studi neuroscientifici ci mostrano che le zone del cervello deputate alla creatività funzionano di più e meglio quando siamo da soli, perché in quei momenti riusciamo ad entrare in uno stato mentale ideale per la generazione di idee. I neuroscienziati lo chiamano "constructive internal reflection": quando il mondo esterno è disconnesso, i nostri cervelli sono nelle condizioni migliori per creare un certo tipo di connessioni neurali, cristallizzare ricordi e processare informazioni.

3. Provare cose nuove ci rende più creativi
È ovvio che il desiderio di esplorare e provare nuove cose sia in qualche modo collegato alla creatività.
Giusto per fare un esempio, la musica dei Beatles cambiò in modo radicale quando cominciarono a giocare con degli esperimenti di registrazione su nastro, con nuovi strumenti musicali come il sitar o il mellotron, quando visitarono paesi esotici come l'India.
Le neuroscienze ci rivelano il legame molto stretto tra l'apertura a nuove esperienze e il pensiero creativo. L'esplorazione è strettamente legata alla dopamina, neurotrasmettitore che gioca un ruolo importante nell'auto-motivazione,  nell'apprendimento e nella "plasticità psicologica", cioè la facoltà di esplorare e sperimentare nuove attività.
In altri termini, il desiderio di esplorare, in tutte le sue forme, può essere considerato il singolo fattore più importante per predire la capacità creativa di una persona.

4. Credi alle tue intuizioni
Le intuizioni sono una forma di pensiero non del tutto conscio, molto più potenti dell'intelletto. La mente inconscia gioca un ruolo molto più grande di quello che pensiamo. 
Le intuizioni e i flash improvvisi che a volte appaiono nelle nostre menti sono fenomeni molto interessanti per i neuroscienziati e gli psicologi, di cui ancora si sa troppo poco.
Secondo una ricerca pubblicata nel 1992 su American Psychology, i processi inconsci sono più veloci e strutturalmente più sofisticati del nostro sistema di pensiero conscio.

5. I traumi hanno virtù creative nascoste
Frida Kahlo, John Lennon, Paul McCartney, Truman Capote, Robin Williams.
Alcune tra le menti più creative della storia moderna hanno una cosa in comune: hanno vissuto un qualche tipo di perdita importante o di trauma ( spesso la morte di un genitore in giovane età o un incidente molto serio). Quell' evento traumatico ha avuto un impatto sulla loro capacità creativa: non si tratta di coincidenze.
Gli psicologi chiamano questo fenomeno "Crescita post traumatica". Di fronte ad una perdita molto importante il nostro cervello esplora nuove strade, come in un processo di ricostruzione delle nostre vite: cerca nuove prospettive, nuove priorità, nuovi modi di pensare. 
La crescita post traumatica è stata esplorata in centinaia di studi, incluso uno del 2004 pubblicato nel Journal of Traumatic Stress, che mostra come il 70% dei sopravvissuti a un trauma hanno sperimentato un qualche tipo di cambiamento psicologico positivo dopo quell' esperienza negativa.
Non vogliamo spingervi a causarvi dei traumi, ma invitarvi a leggere un'opportunità in ogni evento doloroso che possa accadere.

6. Sognare ad occhi aperti fa bene al cervello

Certo, il momento ideale per fantasticare non è una importantissima riunione di budget. Però è dimostrato da molte ricerche che l'atto di fantasticare può avere dei benefici inaspettatamente positivi sulla creatività.  Sognare le vacanze estive in un posto rigenerante mentre sei alla tua scrivania potrebbe non sembrare una cosa molto produttiva, e invece, mentre lo fai, succede qualcosa di molto importante all'interno della tua scatola cranica.
Secondo la scienza, sognare ad occhi aperti fornisce una sorta di incubatrice mentale in cui amplificare il pensiero creativo, la pianificazione a lungo termine e la consapevolezza di sé. Gli psicologi hanno studiato le "fantasie costruttive positive" per decadi e hanno scoperto i molti modi in cui lasciare andare la mente alimenta l'immaginazione.

7. Alcune delle migliori idee sono considerate scemenze prima di essere osannate
La storia è piena di esempi di scoperte che all'inizio erano state rifiutate.
Galileo venne condannato per offesa alla religione cattolica per le sue scoperte astronomiche.   Il fisico ungherese Semmelweis venne condannato ad un asilo in ospedale psichiatrico dopo avere perso il suo lavoro nel XIX secolo per il fatto di avere scoperto che le infezioni possono venire dai germi presenti sulle mani dei medici, in ospedale. Nel 1600 il filosofo Giordano Bruno fu bruciato vivo per eresia a causa della sua idea che l'universo potesse essere infinito.

La resistenza al nuovo e alle idee non convenzionali è molto radicata anche al giorno d'oggi. 
Nel 2009 un articolo pubblicato in Scientometrics esaminava tutti i casi di vincitori di premi Nobel, che all'inizio erano stati respinti dalla comunità scientifica.
Psicologi della Cornell University hanno condotto una ricerca nella quale si evidenzia che tutti abbiamo un bias implicito contro ciò che non è convenzionale. Questa tendenza è molto profonda e gli studi, dagli anni '50 ad oggi, continuano a dimostrare quanto le persone siano più inclini a conformarsi alle opinioni diffuse e alle prospettive più comuni, invece che a distanziarsene.

Fin da piccoli le tendenze non conformiste che possiamo avere sono riportate dentro un sentiero predefinito, dalla scuola, da chi ci insegna uno sport, ed è lì che comincia il nostro allenamento contro la creatività. Sappiamo per esperienza che gli insegnanti preferiscono gli studenti che mostrano meno segni di creatività, rispetto a quelli che "escono dal coro".
Ma da grandi possiamo mettere in atto meccanismi per invertire questo approccio.



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