COME AVERE EMPATIA VERSO CHI NON CI PIACE

by Rebecca Knight

Quando proviamo fastidio verso qualcuno in ufficio, la tendenza è di tentare di evitarlo il più possibile. 
Ma questo non è sempre facile, e può rendere le cose anche peggiori. 
Il lavoro è sempre più collaborazione e interdipendenza, dunque non possiamo esimerci dal costruire relazioni anche con le persone che non ci piacciono. 
Sarebbe invece utile imparare a sviluppare empatia verso di loro. 
Ma come farlo, con qualcuno che magari ti tratta male? Come attivare la curiosità, invece dell’animosità tra voi?

Cosa dicono gli esperti
Annie McKee, autrice di “How to be happy at work” e professore presso la University of Pennsylvania, riconosce che questa situazione è molto diffusa e può dipendere dallo stile di comunicazione dell’altro, dal suo comportamento, o dalla nostra interpretazione dello stesso.

Coltivare curiosità verso questi colleghi è un buon punto di partenza, secondo Rich Fernandez, CEO del Search Inside Yourself Leadership Institute: “usare empatia permette di adottare un approccio più equilibrato e calibrato con i personaggi difficili”. 

Ecco alcuni spunti

Rifletti

Scegli di pensare che il tuo collega non lo fa apposta.  E’ molto più probabile che stia reagendo a cose sue, che attivi suoi meccanismi automatici.  Devi spersonalizzare la situazione e piuttosto guardare dentro te stesso per capire qualcosa di più dell’effetto che quel certo comportamento ha su di te, perché l’effetto che fa a te è “roba tua”.

Che cosa fa sì che la tua reazione sia di così grande fastidio?
Forse quel collega ti ricorda qualcuno?
Forse ci sono comportamenti che giudichi male fin da quando eri un ragazzo?
Li riconosci un po’ anche in te quei comportamenti?
Se SI, cosa ti porta a giudicarli male? Come potresti viverli diversamente?
Se NO, perchè ti ritieni proprio all’opposto, riesci a vedere degli effetti negativi anche del tuo modo di fare?

Capire l’effetto che un comportamento altrui ha a noi può aiutarci a sviluppare compassione e tolleranza, e dunque ridurre il fastidio, e dunque entrare in relazione con quella persona in una maniera più utile.


Stai calmo

Usa il tuo potere di auto-controllo e di forza di volontà.

Quando il collega arriva tardi, ti interrompe, è insistente, potresti avere una reazione molto naturale e spontanea.
Allenati a riconoscerla, sentila arrivare, riconosci i grilletti che la scatenano e l’effetto che ha su di te fisicamente.
Forse ti si accorcia il respiro, ti sudano le mani, ti viene caldo…?
Queste sensazioni corporee sono il sintomo di un sequestro dell’amigdala, e cedere ad un sequestro emotivo non è utile: se cedi, non sei più tu a gestire la situazione, ma è un’emozione forte e soverchiante (rabbia, disgusto, ansia, frustrazione….), la quale potrebbe portarti a dire o fare una cosa controproducente.

Respira molto profondamente, tre o quattro volte, inspirando lentamente gonfiando la pancia, ed espirando ancora più lentamente sgonfiando la pancia.
Questo tipo di respirazione “sgancia” l’amigdala e lo stato di “allerta contro una minaccia”, e ossigena in modo utile tutto il sistema.

Sii curioso

Ci sono due tipi di empatia:
Empatia cognitiva: la capacità di riconoscere la prospettiva di un altro
Empatia emotiva:la capacità di sentire quello che sente un altro

Entrambe si chiudono nel momento in cui proviamo disgusto, rabbia o frustrazione.

Consiglia la McKee:
Per sviluppare empatia cognitiva verso un collega fastidioso, puoi porti queste domande:
perché questa persona si comporta così? che cosa motiva questa persona? che cosa la manda in agitazione?
che cosa la ispira? che cosa è importante per lei? cosa la appassiona? quale è la sua condizione lavorativa? cosa so di lei fuori dal lavoro?

Sono domande che puoi farti da solo/a, ma ancor meglio sono domande che puoi rivolgere a lui/lei, per conoscerlo/a meglio e attivare una comprensione maggiore. 
Comprendere non significa giustificare o perdonare, ma aiuta a mettere un freno alle nostre sovra-reazioni

Per allenare empatia emotiva devi invece trovare qualcosa in lui/lei di cui ti importa.
Puoi scegliere di vedere la fragilità dietro l’atteggiamento fastidioso, ed avere “tolleranza” e “compassione” per quella fragilità. Forse è sotto pressione, forse difende qualcosa di importante . Non si tratta di diventare paragnosti o psicologi, ma di concedere “il benefico del dubbio” ed entrare in risonanza con l’altro


Concentrati sulle somiglianze

Usando l’empatia cognitiva ed emotiva comincerai a conoscere meglio il collega e ad ampliare la tua prospettiva. 
Piuttosto che concentrarti su quello che vi divide, scegli di cercare le similitudini tra voi.

Comincia dal piccolo: forse avete la stessa età, forse vivete nello stesso quartiere. Puoi usare queste piccole connessioni per attivare delle conversazioni. 
Oppure puoi prendere spunto da qualcosa che ha interessato entrambi nell’ultima riunione: il lavoro offre anche spunti per alleanze.


Sii cortese

Siamo gentili con chi ci piace e andiamo in corto circuito con quelli che non ci piacciono, diventando freddi o anche sgarbati. Scegli di rompere quel corto-circuito! 
Fai un complimento alla persona che non ti piace, ma deve essere autentico. C’è per forza qualcosa che fa bene. 
Oppure, anche quando ripete per l’ennesima volta l’atteggiamento fastidioso, come per esempio arrivare in ritardo, scegli di dirgli: dai prendi un caffè che ti mettiamo in pari, invece che sbuffare e alzare gli occhi al cielo.


Abbi una conversazione scomoda con lui/lei

Puoi, e in alcuni casi devi, scegliere di avere una conversazione franca e scomoda con quella persona, per farle sapere che i comportamenti che tu osservi hanno un impatto negativo su di te, e per trovare un modo nuovo di interagire, che rispetti i bisogni che per te sono importanti.
Se avrai allenato empatia, sarà più naturale avere quella conversazione da una posizione non di accusa, ma di richiesta cortese. 







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