LA BUGIA CHE I PERFEZIONISTI DICONO A SE STESSI

by Matt Plummer e Jo Wilson

Molti di noi hanno principi che ci impediscono di perseguire uno stile di vita più produttivo.
Per esempio, uno dei più comuni è la convinzione che aumentare la produttività diminuirà la qualità del nostro lavoro, o la nostra capacità di fare lavori perfetti. Nel programma che abbiamo ideato per aiutare i professionisti a sviluppare più produttività, circa la metà dei partecipanti concordano con la dichiarazione: "sono sicuro che potrei ottenere di più in meno tempo, ma la qualità del mio lavoro peggiorerebbe.”

Probabilmente l'avete sperimentato anche voi: sono le 18:30 e potreste premere Invio sull'ultima mail della giornata e andarvene. 
Ma pensate che potreste fermarvi un po' di più. 
Quella mezz'ora in più farà così tanta differenza? Forse si, ma è più probabile che vi faccia sentire semplicemente più sicuri della qualità del lavoro, o più a posto con voi stessi.

In realtà, più tempo non si traduce necessariamente in un lavoro di qualità migliore. Trascorrere più tempo al lavoro in alcuni casi può addirittura danneggiare le nostre prestazioni, riducendo la qualità del nostro output. Le ricerche dimostrano che quando andiamo oltre le 50-55 ore settimanali lavorate, le prestazioni cognitive (ad esempio, l'intelligenza emotiva o il problem solving) calano, e i livelli di impegno cominciano a diminuire, trascinando in basso la qualità del lavoro prodotto.

Il rapporto tra minore qualità del lavoro e numero di ore lavorate non è una novità. La ragione principale per cui Henry Ford decise di tagliare le ore settimanali da 48 a 40 fu quella di ridurre il numero di errori che i dipendenti facevano. 
Analogamente, in un certo numero di industrie manifatturiere si è scoperto che si può mantenere la produzione e la qualità riducendo l'orario di lavoro.

Se ciò non bastasse, secondo una ricerca svolta dalla società di consulenza Top Strategy, i manager fanno fatica a distinguere tra chi lavora 80 ore a settimana e chi ne lavora 50-60, dunque il lavoro in più non è generalmente nemmeno notato.

Anche a livello di singoli compiti, passare più tempo su qualcosa non sempre si traduce in un risultato migliore. Sappiamo che le e-mail più lunghe e più complicate hanno meno probabilità di essere lette; e sappiamo anche che spendere troppo tempo a valutare opzioni e alternative spesso porta a decisioni più povere.

Quando vige la convinzione che più tempo porta a una migliore qualità, ci sarà sempre qualcosa in più da fare: il lavoro riempirà tutto il tempo che può riempire, uccidendo la speranza che l'aumento della produttività porti ad un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata. Un partecipante al nostro programma ha detto, " Perché dovrei fare il mio lavoro più velocemente, se poi mi sarà dato più lavoro per riempire il tempo che ho risparmiato?". 

Per rompere questo circolo vizioso, dobbiamo smettere di collegare in modo univoco più tempo a più qualità.
Dobbiamo invece riconoscere quali sono i comportamenti produttivi, quelli che effettivamente migliorano la qualità del lavoro. 
Se guardiamo fuori dal business, sappiamo istintivamente, per esempio, che la velocità è una componente fondamentale della produttività, e non è necessariamente legata ad una minore qualità. 

L'idea che la poca quantità danneggi la qualità ci porta anche a credere che quando si tratta di lavoro, la qualità sia l'obiettivo supremo, non la produttività.
La qualità è senza dubbio importante, ma è discutibile se debba essere l'obiettivo principale. In alcuni casi, concentrarsi solo o troppo sulla qualità può effettivamente farci andare indietro invece che avanti: pensate per esempio a quel piano strategico impeccabile che ci avete messo tre mesi a sviluppare, e che adesso raccoglie polvere sullo scaffale, perché il contesto aziendale è cambiato, rendendolo non più rilevante.

L'obiettivo reale di tutto il nostro lavoro deve essere è l'impatto - che si tratti dell’ impatto sulle vendite, sui profitti o sulla comunità. 
Produttività dovrebbe voler dire assicurarsi che il lavoro sia fatto al livello di qualità che serve per avere più impatto.

Nel nostro lavoro con le aziende, abbiamo visto cosa accade in una cultura per cui la qualità è al primo posto: le persone passano troppo tempo perfezionando del lavoro che avrebbe avuto lo stesso impatto senza ore dedicate alle modifiche. 
Un partecipante al nostro programma, dipendente di una società di consulenza leader nel mondo, a uno dei nostri corsi disse: " se potessimo solo rilassare i nostri standard per le e-mail interne, risparmieremmo così tanto tempo!

Se avessimo una quantità infinita di ore nella giornata, potrebbe non essere così, ma nella realtà noi sappiamo che scegliere di passare del tempo su un compito significa scegliere di non spendere tempo su un altro milione di compiti. 
E se crediamo al principio di Pareto (80% del valore proviene dal 20% del lavoro), allora possiamo capire che perfezionare il nostro lavoro in genere restituisce un beneficio marginale incrementale piccolo, a fronte di un costo elevato. 
Ciò non significa che non dobbiamo dedicare tempo a perfezionare il nostro lavoro, ci mancherebbe! Significa solo che dovremmo farlo unicamente quando siamo certi che contribuirà in modo significativo all'impatto dello stesso. 

La maggior parte di noi pensa alla produttività come la quantità di lavoro che possiamo fare nel tempo che abbiamo a disposizione.
Dovremmo invece cominciare a pensare alla produttività come la quantità di impatto che il lavoro che facciamo in un dato tempo può avere. 
Con questa definizione, non è la qualità l'obiettivo primario, e alcune culture lo hanno capito. 
Nelle nostre conversazioni con alcune delle principali aziende tecnologiche, abbiamo sentito storie di presentazioni mal disegnate e con alcuni errori di battitura, condivise con il Board. I leader erano spesso indifferenti alla mancanza di perfezione.

Diventare più produttivi non danneggerà la qualità del nostro lavoro: la aumenterà. Ma ancora di più, ne aumenterà l'impatto. 
Potremmo non essere in grado di cambiare subito le nostre culture aziendali, ma tutti possiamo investire nella nostra produttività e smettere di pensare che questa attenzione danneggerà la qualità.







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