CONTRASTARE IL "NEGATIVITY BIAS", PER PROSPERARE, NON SOPRAVVIVERE


by James Hewitt

L’uomo, alle origini della sua vita sulla terra, era una creatura fragile, potenziale vittima di attacchi da parte di animali molto più forti e aggressivi. 
Nel corso della storia umana le decisioni costi-benefici hanno dunque favorito decisioni “pessimistiche”, basate cioè sulla paura. Il mondo è pieno di predatori, pericoli e minacce, e “aspettarsi il peggio” è una modalità che si è insediata nel nostro DNA molti millenni orsono. Il "negativity bias" nel nostro modo di pensare è stato “adattivo”. 
A millenni di distanza i nostri corpi e i nostri cervelli si basano ancora sullo stesso codice genetico e sullo stesso criterio di sopravvivenza che guidava i nostri lontani progenitori. 
Per esempio, i ricordi negativi si fissano nella memoria 6 volte più velocemente di quelli positivi, proprio in virtù della tendenza naturale del cervello al "negativity bias".
Eppure questo approccio mentale può avere implicazioni non utili, che forse non consideriamo.

Il Dr Richard Boyatzis, esperto nel campo dell’intelligenza emotiva e del cambiamento comportamentale, n
el 2013 diede il via ad uno studio, insieme al collega Dr Anthony Jack, per valutare l’efficacia di due diversi approcci di conversazione, dividendo i partecipanti in due gruppi.
Al Gruppo 1 i ricercatori facevano domande focalizzate sui problemi e sulle sfide che i volontari stavano affrontando, e usavano tecniche di problem solving per aiutare a identificare soluzioni.  Questo approccio faceva emergere aspetti legati alle aspettative altrui, le debolezze personali, gli obblighi, le paure, e venne definito NEA (Negative Emotion Attractor) 
Al Gruppo 2 i ricercatori facevano domande costruite per incoraggiare i volontari a immaginare un futuro positivo, come avrebbero voluto vivere di lì a 10 anni. 
Questo approccio, che enfatizzava speranze e visioni del futuro, venne definito PEA (Positive Emotion Attractor). 

Il cervello dei volontari venne sottoposto ad un brain-scanning utilizzando il FMRI, una tecnica di imaging che individua i cambiamenti nella pressione del sangue per misurare l’attività cerebrale.  I risultati dimostrarono che i due diversi stili di intervista attivavano regioni diverse del cervello, separate e distinte.
L’approccio NEA (Negative Emotion Attractor) attivava il sistema nervoso simpatico sulle risposte Fight o Flight, e regioni del cervello che sono la sede di emozioni spiacevoli e senso di colpa. Sotto l’effetto del NEA il nostro sistema nervoso simpatico diventa più dominante. Fisiologicamente il ritmo cardiaco e la pressione sanguigna salgono, siamo più inclini a prendere decisioni veloci, istintive, a volte sbagliate, a e prendere scorciatoie nel modo di pensare. 
Siamo più inclini a diventare rigidi e fissi, invece che flessibili.
Viceversa per il gruppo sottoposto a domande che si basavano sull’approccio PEA


Diamo una possibilità concreta al PEA (Positive Emotion Attractor) nella nostra vita!
Nello studio, l’approccio di conversazione e ragionamento PEA attivava nelle persone regioni cerebrali associate alla costruzione del futuro, alla definizione di piani e progetti. 
Quando ci focalizziamo su temi positivi e attivi, si innescano sia i circuiti di gratificazione sia le aree del cervello deputate ad immagazzinare le esperienze positive. 
Inoltre il nostro sistema nervoso parasimpatico (riposo e digestione) diventa dominante. 
Quando riduciamo la percezione di minaccia, la nostra mente considera che sia sicuro prendere più tempo per le decisioni e riflettere più a fondo. 
Diventiamo cognitivamente più flessibili, capaci di simulare più scenari di realtà, di considerare altre prospettive, di metterci nei panni degli altri dal punto di vista logico ed emotivo.

Questo tipo di approccio è essenziale per tenere alta la motivazione e la capacità di affrontare le sfide che la vita ci porta, oltre che per realizzare i cambiamenti e gli obiettivi a cui teniamo di più. 

Il "focus sul positivo" è la condizione per prosperare.
Il Dr Boyatzis cita il famosissimo psicologo e giornalista Daniel Goleman, padre degli studi sull’intelligenza emotiva, sintetizzando la questione in una frase 
“Ti serve un focus negativo per sopravvivere, ma ti serve un focus positivo per fiorire e prosperare”
Le conversazioni e le riflessioni che incoraggiano la costruzione di un’immagine positiva del futuro, che focalizzano l’attenzione sulle possibilità e sui sogni, sono capaci di favorire il cambiamento delle nostre connessioni neuronali e il comportamento. Non significa che dobbiamo metterci degli occhiali rosa e ignorare i problemi o gli ostacoli. Il punto è che, se nell’affrontare una sfida comincio a fare la lista dei “si, ma”, dei problemi e delle minacce, non attivo la potenza di fuoco del mio cervello per andare verso la soluzione. 

C'è un ESERCIZIO QUOTIDIANO che ci aiuta ad allenare la nostra capacità di "focalizzarsi sul positivo" : tenere un DIARIO di tutto ciò per cui possiamo dire GRAZIE.
Ogni giorno, alla fine della giornata, fermiamo su carta tutte le cose, piccole e grandi, per cui siamo grati: quello che abbiamo conquistato, ottenuto, realizzato; le persone che hanno fatto un gesto gentile nei nostri confronti; gli atti di generosità ricevuti; i colpi di fortuna; le qualità e capacità personali che abbiamo messo in gioco...
I ricordi positivi si fissano nella memoria molto più lentamente di quelli negativi, proprio in virtù della tendenza naturale del cervello al negativity bias, ma  noi possiamo contrastare questa tendenza proprio con questo allenamento quotidiano a "notare il buono".
Se lo facciamo con regolarità, nel momento in cui la vita ci porterà delle difficoltà e delle fatiche, saremo più pronti ad affrontarle, perchè il cervello non vedrà solo il rischio, il pericolo, ciò che manca o che non siamo capaci di fare, ma saprà accedere in modo più veloce e ricco alle possibilità, alle risorse, alle soluzioni. 




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