I SEGRETI DEI CERVELLI CREATIVI

by Nancy C. Andreasen

Anche se molti continuano a pensare che ci sia una correlazione tra IQ e Creatività, molti studi, tra cui il primo fu probabilmente quello di Lewis M. Terman, iniziato nel 1921 a Stanford, dimostrano il contrario. Terman era stato l’ideatore del primo IQ Test statunitense nel 1916, partendo da una base creata dallo psicologo francese Alfred Binet.

Terman diede il via ad uno studio molto lungo, che coinvolse 1000 studenti, che rappresentavano il primo 1% della gioventù californiana dal punto di vista del IQ, e li seguì durante la loro vita. Solo pochissimi di loro diedero contributi creativi o innovativi rilevanti alla società civile; nessuno ricevette riconoscimenti significativi di nessun genere. 
Il 30% di loro non si laureò nemmeno. Un numero sorprendente si dedicò ad attività professionali molto umili.

Altri studi seguirono a quello di Ternan, confermando che, oltre una certa soglia di IQ, non è l’IQ a fare la differenza nella creatività delle persone.
Allora cosa fa la differenza?

Negli anni '80 nuove tecniche di imaging permisero di leggere l’attività cerebrale in modo diretto, cominciando a spiegare il funzionamento del cervello delle persone affette da gravi disturbi o malattie mentali. Le stesse tecniche vennero poi utilizzate per comprendere meglio cosa succede nel cervello di persone particolarmente dotate sul piano creativo: molto interessante fu uno studio del 1995 che, usando la PET (Positron Emission Tomography) ci permise di fare grandi passi avanti.

Vennero valutati 3 tipi di memoria, su due gruppi di persone: 
- un primo gruppo era composto solo da artisti, scrittori, inventori, matematici finalisti della Medaglia Fields, vincitori del Premio Pulitzer, disegnatori, premi Nobel della chimica,     
   fisica, biologia e medicina, giovani vincitori di premi letterari e artistici, famosi registi; 
- un secondo gruppo serviva solo come unità di controllo, ed era semplicemente rappresentativo della media della popolazione.

I 3 tipi di memoria analizzati erano:
- la memoria episodica sequenziale dichiarata
- la memoria episodica randomica silenziosa
- la memoria semantica, che non è legata ad episodi specifici
Durante il brain scanning i partecipanti svolgevano diverse attività. 
Dopo il brain scanning venivano condotte approfondite interviste qualitative

Ecco le evidenze di questa ricerca

1) Freud ed altri psicanalisti ci avevano abituato a conoscere il potere delle libere associazioni di idee e concetti come via per accedere al subconscio. 
Le interviste con molte persone creative confermavano che le libere associazioni sono un componente chiave della creatività.
I creativi sono più bravi degli altri nel fare associazioni e connessioni e nel vedere quello che altri non vedono. 
Molte persone creative eccellono in tante discipline, sono versatili, curiose e ricche di interessi diversi.

L’obiettivo dello studio fu capire quali parti del cervello fossero più attive durante i momenti di libere associazioni (parole, immagini e schemi).
Lo studio confermò che la parte cerebrale più attiva in quei momenti è la parte di memoria episodica randomica silenziosa (REST), la porzione della corteccia frontale che è dedicata alle associazioni di concetti e idee.
Una scoperta importante fu anche che la parola disturba il processo, distrae e defocalizza: il processo è tanto più creativo quando più è silenzioso.

2) Gli "Eureka moments" tendono ad arrivare alla fine di una lunga preparazione e incubazione, e si scatenano quando la mente è rilassata, nella fase in cui è attiva la memoria randomica episodica silenziosa.

La maggior parte dei soggetti creativi dichiarano di avere le loro migliori idee sotto la doccia, mentre guidano, mentre fanno ginnastica o corrono. 
Alcuni di loro fanno un riposino pomeridiano, dopo il quale magicamente nascono intuizioni e soluzioni.

3) La vita familiare delle persone più creative sembra anche avere un ruolo molto importante nella loro capacità di allenare la creatività.
La creatività cresce in famiglia e prende forme diverse. 
Le famiglie in cui l’apprendimento e l’educazione sono importanti danno vita a più figli creativi rispetto alle famiglie dove questi aspetti sono meno importanti. 
Il contesto familiare che favorisce la creatività è fatto di persone che studiano insieme, si confrontano a cena sugli argomenti più diversi, parlano tanto.

D’altro canto molte persone creative hanno avuto vite difficili, hanno dovuto imparare a far fronte a restrizioni, a cose inaspettate e anche dolorose. In molte delle loro famiglie ci sono figure con problemi mentali, depressione o schizofrenia, patologie più frequenti in chi è più attivo mentalmente. 
Molti dei soggetti più creativi nelle interviste si sono definiti loro stessi particolarmente sensibili, soggetti a cambi di umore anche molto bruschi, e a varie forme di ansia.
D'altro canto, associano i loro doni a sentimenti molto forti di gioia ed eccitazione.
Tchaikovsky disse “Non trovo le parole per descrivere quanto incommensurabile sia il senso di benedizione e gioia che provo quando una nuova idea si risveglia in me e comincia a prendere forma. Dimentico tutto il resto, e mi comporto un po’ come un pazzo. I pensieri si accavallano e l’energia è altissima.

4) Molte persone creative sono autodidatte. A loro piace molto fare da soli, imparano da soli piuttosto che seguire un corso. Non è un caso che 3 geni della Silicon Valley abbiano lasciato il college: Bill Gates, Steve Jobs, Mark Zuckerberg. Molte delle persone intervistate nella ricerca avevano imparato a leggere prima di iniziare la scuola, da sole.
I creativi sono in genere anche molto versatili, hanno tanti interessi in tanti campi, un po’ come era Leonardo.
Queste due osservazioni hanno importanti implicazioni sull’educazione dei ragazzi dotati: 
- devono avere l’opportunità di pensare diversamente 
- devono avere la possibilità di alimentare più passioni e talenti allo stesso tempo, senza essere forzati a scegliere troppo presto.

5) Avere troppo idee può anche essere poco utile, o addirittura pericoloso.
Vedere connessioni che altri non vedono può anche significare che quelle connessioni non esistono.
La capacità creativa esprime il suo meglio dove la mente razionale, pratica e realista si affianca a quella ideativa, per selezionare e dare realizzazione alle idee.

Ci sono casi estremi, come quello del matematico John Nash ad esempio, dove il genio è diventato follia. 
Alla domanda della moglie “John, tu che sei un uomo di scienza e di ragionamento logico, come puoi credere che gli alieni siano venuti a reclutarti per salvare la terra?” lui rispondeva “Perché l’idea dell’esistenza di esseri soprannaturali è venuta fuori dalla stessa mente che ha prodotto grandi idee matematiche. E allora io ho preso quell’idea sul serio
Alcune persone vedono cose che altri non vedono, e hanno ragione, e allora li chiamiamo geni.
Altre persone vedono cose che altri non vedono, e non hanno ragione, e allora li chiamiamo pazzi. John Nash era entrambe le cose.



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