IMPARA, DISIMPARA, RI-IMPARA DI NUOVO

by Stephane Kasriel CEO, Upwork 


Il mercato del lavoro è nel XXI secolo. Allora perchè il nostro sistema educativo non lo è?
I lavori di oggi sono molto diversi da quelli di una generazione fa. Tutti noi, dai Gen Z ai Boomer, stiamo affrontando un mondo di lavoro che è più mutevole e imprevedibile che mai.

I tempi del “lavoro di una vita” seguiti da una buona pensione sono andati. Ora, negli Stati Uniti, la durata media di un singolo lavoro è di 4,2 anni, secondo il Bureau of Labor Statistics. Inoltre, il set di competenze di cui avranno bisogno i lavoratori nel 2020 sarà diverso per il 35% rispetto ad oggi, indipendentemente dal settore.

Questo rapido ritmo di cambiamento nei posti di lavoro e nelle competenze significa che vi è una crescente richiesta di aggiornamento. Secondo un nuovo rapporto sulla riqualificazione della forza lavoro del World Economic Forum, uno su quattro adulti ha segnalato un disallineamento tra le competenze di cui dispone e le competenze di cui avrebbe bisogno per svolgere il suo lavoro attuale.

 



Competenze per il secolo sbagliato
Ecco il problema in poche parole: le opportunità di lavoro oggi disponibili sono posti di lavoro del XXI secolo. Ma il modo in cui la maggior parte delle persone svolge questi lavori è ancora bloccato nel secolo precedente. Così come la nostra società, e la formazione e l'educazione delle persone.

Nel XIX secolo, c'è stato un massiccio movimento della popolazione dai centri rurali ai centri urbani. Il sistema di istruzione primaria e secondaria è stato creato per formare la forza lavoro per il “nuovo” mondo del lavoro nelle città, manuale o intellettuale.

Nel XX secolo, il lavoro è stato dominato dal lavoro in fabbrica. Il sistema di istruzione costruito nel secolo precedente era, con alcune modifiche, ancora adatto alla formazione di buoni operai e di buoni dirigenti.  Il Management si è concentrato su una serie di strumenti per ottimizzare quel tipo di lavoro: modelli di efficienza operativa, il taylorismo, fino al Six Sigma. La gestione delle persone era prevalentemente vis a vis, e le coperture sanitarie, previdenziali e sociali erano unite a contratti di lavoro inflessibili.

Oggi, nel ventunesimo secolo, stiamo assistendo alla nascita di nuovi modelli di lavoro, come il lavoro autonomo e il lavoro a distanza. Nelle aziende più avanzate, i team stanno imparando ad essere più agili, a lavorare con squadre distribuite e remote, e a scalare su e giù per adattarsi a condizioni in continua evoluzione. Questo è il futuro del lavoro.

Eppure l'istruzione non ha tenuto il passo. Inviamo ancora i nostri figli attraverso una serie fissa di fasi di istruzione primaria e secondaria, fino alla laurea, che è un prerequisito per alcuni lavori. Ma tale modello in realtà non prepara nessuno per un mondo flessibile, in cui le competenze diventano in gran parte obsolete nel momento si finisce un corso di laurea di 4 anni.  Inoltre, la formazione sul posto di lavoro non è sufficiente a colmare il divario. Il rapporto del World Economic Forum ha rilevato che il 63% dei lavoratori negli Stati Uniti dichiara di aver partecipato ad una qualche forma di formazione professionale negli ultimi 12 mesi, e intanto i datori di lavoro segnalano la carenza di talenti più alta dal 2007.

Cosa possono fare i singoli?

Tenuto conto di questa situazione, i lavoratori dovrebbero orientare in modo proattivo lo sviluppo delle proprie competenze. In altre parole, riconoscere di aver bisogno di una formazione continua, e rendersi conto di avere la responsabilità della propria istruzione. Farlo è essenziale per migliorare la propria “spendibilità” per gli anni a venire.

Il primo passo è chiedersi: le mie competenze sono ancora richieste? Qual e 'la prospettiva di queste abilita'? E su quali competenze potrei lavorare oggi per aumentare il mio potenziale di occupazione e reddito nei prossimi anni?

E’ necessario fare questo esercizio ogni tot anni. Se la vita media di una competenza è 10 anni, allora ogni 5 anni quella competenza vale circa la metà di 5 anni prima. Dunque devo valutare le mie competenze ogni due o tre anni, e iniziare ad apprendere nuove competenze anticipando i tempi.

Per esempio, se sono un camionista, posso rendermi conto che i veicoli a guida autonoma sono una probabile minaccia per il mio lavoro, —forse non quest'anno o l'anno prossimo, ma certamente entro cinque o dieci anni. Allora non devo aspettare che i camion auto-guidati abbiano già affollato le autostrade per iniziare a costruirmi un’ abilità nuova e un lavoro nuovo. Devo iniziare a farlo quest'anno, così sarò pronto quando sarà il momento.

Ma non ci si deve sentire obbligati a ricominciare da zero un ciclo di apprendimento o istruzione ogni 5 anni. 
In primo luogo, come sottolineato dal New York Times, molte delle competenze necessarie per svolgere lavori in declino sono applicabili ai lavoro in crescita: basta capire quali sono e orientarle in quella direzione. Per quanto riguarda le competenze che vanno acquisite, si possono fare cambiamenti in piccoli passi. In informatica, siamo addestrati a scomporre grandi problemi in piccoli pezzi, che possono essere risolti più facilmente, uno alla volta. Non ti trasformerai da minatore di carbone in data miner in una notte. Ma è possibile acquisire competenze di base che vadano nella direzione che ti interessa.

Man mano che la vostra carriera progredisce, dovete prendere decisioni su quale lavoro scegliere per il futuro, in funzione di quanto quel lavoro vi permette di imparare. 
Date priorità ai lavori in cui si imparano nuove competenze preziose.

Cosa possono fare le aziende
Non possiamo attribuire tutta la responsabilità agli individui. Le imprese e i governi hanno l'obbligo morale di educare i lavoratori meglio di quanto non facciano ora.

Le aziende dovrebbero offrire una formazione più flessibile per tutti i loro lavoratori, sia dipendenti che freelance. In alcune aziende il management è riluttante a farlo. E se aumentando i livelli di competenza della nostra gente otteniamo l’effetto di aiutarli ad andarsene ? La controreplica è semplice: e se invece non lo facciamo, e loro restano?

Le aziende devono guardare oltre la mentalità di breve termine, quando si tratta di acquisizione di competenze. Se nessuno si assume la responsabilità della formazione, ipotizzando che qualcun altro (un'altra azienda, l’università, il governo) se ne occuperà, ci stiamo preparando ad una tragedia annunciata. 
Dobbiamo tutti contribuire a investire nelle competenze dei lavoratori.

Per facilitare questo tipo di cooperazione, un grande ruolo assume la partnership pubblico-privato, come i programmi di tirocinio e di apprendistato, e la formazione professionale, che prepara i giovani a posti di lavoro che non richiedono necessariamente una laurea, ma per i quali le industrie hanno grandi e specifiche richieste.
Questo modello ha prodotto grandi successi in altri paesi, come la Germania e la Svizzera. Entrambi questi paesi hanno ottenuto grandi risultati dai programmi di sviluppo di competenze tecniche per adulti e i loro modelli potrebbero essere estesi ad altri paesi.

Nel frattempo, tornando a rivolgermi ai singoli, ripeto: non aspettate!
Prendete in carico il vostro futuro adesso, e iniziate a lavorare per acquisire le competenze necessarie tra cinque anni. Che siate un camionista o un data scientist, una cosa è certa: la sicurezza del lavoro consiste nell'acquisire nuove competenze continuamente lungo tutto il corso della tua carriera.

Potete vedere l'intero Rapporto del Forum Economico Mondiale, accelerando la riqualificazione della forza lavoro per la Quarta Rivoluzione Industriale, qui








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