ATTENZIONE AI FILTRI SUL MONDO !

by Eli Pariser - The Filter Bubble 2011

Essere pronti al futuro significa essere aperti al mondo e capaci di navigarci dentro, in modo da cogliere i segnali e i trend, anticipare i fenomeni, comprendere sfaccettature, punti di vista, prospettive. Per essere pronti al futuro occorre aprire lo sguardo, leggere di tutto, confrontarsi con realtà diverse, non chiuderci in una bolla piccola e  autoreferenziale.
Il web ci permette, oggi più che mai, di farlo. E contemporaneamente può frenare la nostra capacità di riuscirci, con meccanismi che ci chiudono su noi stessi senza che ce ne accorgiamo.  Dobbiamo esserne consapevoli e rompere lo schema quanto più possiamo, quanto più spesso possiamo.
A proposito di ciò, ecco un discorso fatto da Eli Pariser nel 2011, oggi sempre più attuale.


"Un giornalista un giorno fece a Mark Zuckerberg una domanda sulla logica dei newsfeed: Perché è tanto importante?  E Zuckerberg rispose "Perchè uno scoiattolo morente nel tuo giardino potrebbe essere più vicino ai tuoi interessi, in questo momento, di quanto lo sia la gente che muore in Africa." 
Io vi voglio parlare di quali risvolti potrebbe avere una rete globale che si basi su questo tipo di criterio di rilevanza delle notizie.

Durante la mia adolescenza in una zona rurale del Maine, Internet aveva per me un significato molto diverso. Era una connessione con il mondo. Qualcosa che ci avrebbe unito tutti. Ero sicuro che sarebbe stato grandioso per la democrazia e per la società. Ma ora c'è questo cambiamento del modo in cui le informazioni vengono fornite, ed è impercettibile. 
Se non gli prestiamo attenzione ci potremmo trovare presto nei guai. Ho cominciato a rendermene conto in un luogo in cui passo molto tempo -- la mia pagina di Facebook. Politicamente sono progressista che è sempre stato aperto alle idee dei conservatori. Mi piace ascoltare come la pensino; vedere i loro riferimenti; mi piace sempre imparare qualcosa. Perciò un giorno sono rimasto sorpreso nel vedere che i conservatori erano scomparsi dal mio aggregatore di notizie su Facebook. E quello che ho scoperto è che Facebook prendeva nota dei siti che visitavo determinando che, effettivamente, visitavo maggiormente i siti dei miei amici liberali , rispetto a quelli degli amici conservatori. 
E senza alcun preavviso li ha esclusi dal mio mondo. Scomparsi. 

Ma Facebook non è l'unico a operare questa selezione algoritmica e invisibile dei contenuti della Rete. Anche Google lo fa. Se io e te facciamo una ricerca, proprio adesso , contemporaneamente, potremmo ottenere risultati molto diversi. Anche se non sei connesso, ci sono 57 segnali che vengono analizzati da Google -- dal computer che stai utilizzando al tuo programma di navigazione, e dove ti trovi -- e Google li usa per adattare a te i risultati della ricerca. 
Non c'è più un Google uguale per tutti. 
E la cosa divertente è che non è facile accorgersene. Voi non potete vedere quanto i risultati della vostra ricerca siano diversi da quelli degli altri.

Un paio di settimane fa ho chiesto ad due amici di Google "Egitto" di inviarmi le loro schermate della pagina principale del sito: Scott e Daniel.
Se leggete i collegamenti, scoprite qualcosa di interessante: sul sito di Daniel non c'erano riferimenti alle proteste in Egitto nella prima pagina di risultati, mentre quella di Scott ne era piena. Ecco quanto possono essere diversi i risultati.

E non solo Google o Facebook a fare così: sta succedendo dappertutto in Rete. C'è un gran numero di aziende che sta operando questa personalizzazione: Yahoo News, l'Huffington Post, il Washington Post, il New York Times -- tutti, in vari modi, puntano alla personalizzazione. E ci troviamo rapidamente in un mondo in cui Internet ci mostra ciò che pensa noi vogliamo vedere, ma non necessariamente quello che dovremmo vedere. Come ha detto Eric Schmidt, "Sarà molto difficile per le persone vedere o consumare qualcosa che non sia stato in qualche modo fatto su misura per loro."

Io penso che questo sia un problema. Penso che, se mettiamo insieme tutti questi filtri, tutti gli algoritmi, otteniamo qualcosa che chiamo "gabbia di filtri". 
E la vostra gabbia rappresenta il vostro universo personale e unico di informazioni . Ciò che troviamo nella nostra gabbia dipende da chi siamo e da che cosa facciamo. 
Il problema è che voi non prendete decisioni su cosa debba entrare nella gabbia. 
Ancora più importante, non riuscite a vedere cosa ne resta fuori. 
Uno dei problemi di questa gabbia è stato scoperto da alcuni ricercatori di Netflix: analizzando le richieste di noleggio degli utenti si sono accorti di qualcosa di strano che forse hanno notato anche molti di voi, ossia che ci sono alcuni titoli che appaiono o scompaiono dalle nostre liste. Entrano in lista ma all'improvviso vengono tolti. E magari "Iron Man" scompare mentre "Aspettando Superman" ci rimane per molto tempo. 
Si sono accorti che tra le liste di Netflix è in corso una battaglia epica tra le nostre aspirazioni future e quello che vogliamo impulsivamente adesso. 
Sicuramente noi tutti vorremmo aver visto "Rashomon", ma in questo momento vogliamo guardare "Ace Ventura" per la quarta volta :-)
Certo il massimo sarebbe avere un po' di entrambi. Un po' di Justin Bieber e un po' di Afghanistan. Un po' di contorno e un po' di dessert. 
La sfida con questo tipo di filtri algoritmici personalizzati, è che, dato che rilevano prevalentemente cosa viene cliccato per primo, possono alterare questo equilibrio. 
E invece di informazioni equilibrate alla fine avremo informazioni spazzatura.

Questo ci suggerisce che forse abbiamo interpretato male Internet.
In una società di "trasmissioni" -- è così che nascono i miti --  c'erano i guardiani, gli editori, che controllavano i flussi di informazione.
Poi venne Internet che li spazzò via, e permise a tutti noi di collegarci l'un l'altro, ed era fantastico. Ma non è quello che sta succedendo adesso. 
Ciò a cui stiamo assistendo è più che altro il passaggio del testimone dai guardiani umani a quelli algoritmici. Il problema è che gli algoritmi non hanno ancora incorporato i principi etici propri degli editori. Dunque se gli algoritmi dovranno prendersi cura del mondo in nostra vece, se ci diranno cosa vedere e cosa non vedere, allora dobbiamo assicurarci che non siano guidati unicamente dalla rilevanza. Dobbiamo far sì che ci mostrino anche cose scomode o stimolanti o importanti , e punti di vista differenti. E' quello che fa TED.

Abbiamo già vissuto questa esperienza come società. Nel 1915 non è che i giornali si preoccupassero molto della loro responsabilità civile. Ma poi la gente si accorse che svolgevano un ruolo importante. Che non si può avere una democrazia che funzioni, se i cittadini non hanno accesso all'informazione, e che i giornali erano fondamentali perché agivano da filtro. Così è nata l'etica del giornalismo. Non era perfetta, ma ci ha fatto attraversare lo scorso secolo. 
Ed ora ci troviamo nel 1915 della Rete. Abbiamo bisogno di nuovi guardiani che incorporino quel tipo di responsabilità nel codice che stanno scrivendo.

Siamo grati a Facebook e Google, alla gente che ha contribuito a costruire la Rete come è oggi. Ma c'è davvero bisogno di far sì che questi algoritmi contengano un senso di vita pubblica e di responsabilità civile. E' necessario che  siano abbastanza trasparenti da consentirci di vedere le regole che determinano cosa può passare attraverso i filtri. 
Ed è necessario darci la facoltà di controllo, per decidere cosa può passare e cosa deve essere bloccato. 
Penso che abbiamo bisogno che Internet sia davvero quella cosa che abbiamo sempre sognato. 
Ne abbiamo bisogno per essere connessi tra di noi. Perché ci presenti nuove idee, nuove persone e prospettive differenti, che ci aiutino a costruire il futuro.
E questo non sarà possibile se rimarremo isolati in una Bolla individuale." - Ted Talk 2011 -  




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