VUOI SVILUPPARE LA CREATIVITA’? DISCUTI, FIN DA PICCOLO


by Adam Grant

I fratelli Wright sono l’emblema di un processo creativo sereno: erano cresciuti insieme, erano entrati nel business dell’editoria insieme, avevano costruito il primo aereo insieme. Dicevano addiritutta che pensavano insieme. Un quadretto davvero idilliaco.
Vediamo l’innovazione come quella cosa che magicamente accade, quando magicamente le persone trovano una sintonia ed una sincronia.
E’ per questo che una delle regole fondamentali di tutti i brainstorming è “astieniti dal criticare”: prima facciamo uscire tutte le idee, e solo dopo le passiamo al vaglio della critica. Vogliamo che ognuno si senta libero di esprimersi e che tutti possano costruire sulle idee emerse. 

Quello che i fratelli Wright volevano dire con il termine “pensare insieme” è che discutevano insieme. Quando stavano disegnando il propulsore per il loro aereo, litigarono per settimane, urlandosi dietro per ore. E dopo lunghissime discussioni si ritrovavano a volte a posizioni invertite. La sequela delle loro litigate li portò a capire che avevano entrambi torto: non serviva un propulsore, ma due, che girassero in direzione opposta, per creare una sorta di ala roteante.

La capacità di scaldarsi in una discussione senza insultarsi è cruciale nella nostra vita. Ma è una di quelle cose che i genitori non insegnano ai bambini. 
Anzi, mamma e papà dicono ai figli di non litigare, e quando devono discutere tra loro preferiscono farlo in un’altra stanza.
E’ giusto dare ai nostri figli una casa dove regnino sicurezza e stabilità, ma se teniamo le discussioni dei genitori dietro una porta chiusa, e non li esponiamo mai al disaccordo, metteremo a repentaglio la loro capacità di essere creativi.

Sappiamo che il group thinking è un grosso problema: abbiamo visto guerre scoppiare perché alcune voci erano rimaste silenziose, quando avrebbero potuto e dovuto parlare.

Insegnare ai ragazzi (e in realtà anche agli adulti) a discutere è ora più importante che mai.
Per il timore di offendere, evitiamo certi argomenti, ma non sono gli argomenti ad offendere, bensì il modo in cui vengono affrontati. Questo vale per la politica, per i vaccini, per le libertà civili. Il nostro sistema legale è costruito sul contraddittorio e sul fatto che la discussione sia necessaria per arrivare alla giustizia. 
Dunque dobbiamo insegnare ai nostri figli il valore dell’aperto disaccordo.

Ricerche dimostrano che gli adulti più creativi sono spesso cresciuti in contesti familiari tesi. 
Non parlo di litigi e botte, ma di discussioni. Ad un gruppo di trentenni venne chiesto in uno studio universitario di scrivere storie di fantasia, e le storie più fantasiose furono quelle dei ragazzi che avevano avuto genitori conflittuali. Mamma e papà erano in disaccordo su come crescere i figli, avevano diversi interessi e modi di fare. 
Lo psicologo Robert Albert sostiene che le persone più creative vengono da famiglie non armoniose.

Per i fratelli Wright fu lo stesso. Il padre era un predicatore che discuteva regolarmente con le autorità scolastiche, che non erano entusiaste di fronte alla sua idea di far perdere mezza giornata ai figli per studiare a casa. Era talmente aperto al confronto che a casa loro c’erano libri sull’ateismo, e lui incoraggiava i figli a leggerli.

Se vediamo raramente un conflitto, tendiamo ad allontanarcene quando ne vediamo uno.
Ma assistere e partecipare a dibattiti ci fa crescere più forti. Sviluppiamo la capacità di combattere le nostre battaglie, la resilienza nel perdere, la capacità di vincere con onore. Per i fratelli Wright il conflitto familiare era una condizione di default, qualcosa di abituale, da gustare.

I Beatles litigavano continuamente; Steve Jobs e Steve Wozniak litigavano. I brainstorming generano il 16% in più di idee se le persone sono autorizzate a criticarsi l’un l’altra.

Le idee più creative nelle società high tech cinesi e le migliori decisioni negli ospedali americani vengono da team capaci di vero disaccordo, onesto e rispettoso disaccordo.

I laboratori di micro-biologia non sono pieni di persone che si fanno i complimenti, ma di scienziati che si sfidano, che mettono in discussione i reciproci punti di vista, con forza ed energia.

Il disaccordo è l’antidopo al group thinking: se uno non discute mai, è altamente probabile che faccia le cose sempre nello stesso modo. 
Siamo al nostro massimo di creatività quando siamo in qualche maniera a disagio, fuori equilibrio, fuori dalla zona di confort.

Dobbiamo insegnare ai ragazzi a discutere, dobbiamo insegnare loro il valore di un disaccordo ragionato. 
Alcuni genitori dicono ai figli che “è maleducato contraddire”,   che le buone maniere prevedono di “stare in silenzio”.
E se invece insegnassimo ai bambini che il silenzio è maleducazione?
Se stai in silenzio quando non sei d’accordo, mostri di non non ritenere l'altro capace di una discussione civile, o mostri poca stima delle tue opinioni e punti di vista. 
E’ un segno di fiducia, sicurezza, e rispetto e interesse verso l’altra persona l’aver voglia di dire che non sei d’accordo e spiegare perché.

Le ricerche mostrano che i bambini che crescono con genitori che discutono scoprono che non esiste il monopolio della verità, e sviluppano prima e meglio la capacità di pensare da soli. Non ha la minima importanza quanto spesso i genitori discutano, quello che ha un impatto è il modo in cui lo fanno.

La creatività fiorisce nelle situazioni in cui c’è tensione intellettuale unita a sicurezza e stabilità emotiva.
In un recente studio  bambini da 5 a 7 anni, figli di genitori che litigavano in modo costruttivo, si sono dimostrati più emotivamente sicuri e sereni . 
E nei primi 3 anni di scuola quegli stessi bambini hanno mostrato maggiore empatia e capacità relazionale.

Invece di cercare di evitare le discussioni, abituiamoci ad avere discussioni sane.
Ecco 4 regole chiave:

1. Definisci la discussione come un dibattito, non come un conflitto
2. Esprimiti pensando di avere ragione, e ascolta come se avessi torto
3. Fai l’interpretazione più rispettosa e positiva dell’opinione dell’altro
4. Riconosci quando sei d’accordo con le opinioni altrui, e ammetti cosa hai imparato dall’altro




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