LA LEADERSHIP BASATA SUI PUNTI DI FORZA

by Ekaterina Walter

E’ nella natura umana, e nella struttura del nostro cervello, il guardare prima il negativo, notare quello che manca. Ciò è utile: vedere e memorizzare le minacce serve a proteggerci dal male in futuro, in ultima istanza, a tenerci in vita. Così la maggior parte delle notizie è negativa, ci sono più parole negative che positive nel vocabolario, quando una cosa non va come previsto la mente salta subito a formulare le peggiori ipotesi. 

E’ anche nella natura umana risolvere problemi e aggiustare cose: adoriamo avere problemi da risolvere, gap da riempire. E succede che applichiamo lo stesso approccio che usiamo nella gestione dei progetti, alla gestione delle persone. Sembra giusto, sembra naturale. E non lo è.
Questo approccio è la ragione per cui non riusciamo ad ottenere il meglio dagli altri, e non sfruttiamo al massimo il potenziale umano intorno a noi.
Questo approccio è la ragione per cui abbiamo manager mediocri, invece che veri leader.
E ciò, in ultima analisi impatta sulla cultura e sul profitto.

La verita è che se smettiamo di voler “sistemare” o “correggere” i collaboratori, e cominciamo a far leva sulle loro passioni e le loro aree di forza, possiamo creare un esercito di persone che esprimeranno il loro valore e agiranno come "evangelisti della marca", portandola ad un livello superiore.

Nel corso degli anni sempre più aziende hanno introdotto lo Strength Finder come approccio alla gestione dei collaboratori e dei team. E’ un test e una guida che aiuta a individuare le più significative aree di forza delle persone e dei gruppi di lavoro, per consentire al management di far leva sui migliori talenti presenti in azienda. Purtroppo per molte società si tratta di un esperimento one-shot, non della creazione di una nuova mentalità: arriviamo alla fine dell’anno e continuiamo a prestare più attenzione a quello che c’è da migliorare, piuttosto che a quello di cui siamo fieri ed orgogliosi nel nostro staff.  Le società che allineano le forze e le passioni delle loro persone con i giusti progetti e i giusti team di lavoro, ottengono risultati sorprendenti in termini di “evangelismo della marca” e produttività.

Facebook è una di queste società. La sua cultura e il suo approccio alle assunzioni e alla gestione dei collaboratori è non tradizionale. A volte trovano e assumono talenti senza nemmeno avere chiaro un ruolo da affidare loro. Ogni 18 mesi gli ingegneri ruotano e lavorano su qualcosa di diverso, senza mai forzare abbinamenti incoerenti tra persona e mansione. In Facebook ci sono hackatons per generare nuove idee, serate di brainstorming: se un impiegato è appassionato di una particolare feature, porta il suo progetto all’attenzione del gruppo, e un gruppo si riunisce per trasformare quella feature in un codice utilizzabile. Questo approccio è considerato un esercizio intellettuale utile all’azienda, e quindi l’azienda fornisce birra e cibo per quelle serate: la sola regola degli Hackatons è che ogni partecipante può lavorare solo al progetto di qualcun altro, non sul suo. Alcune delle feature più interessanti, utili e popolari di Facebook sono nate in queste occasioni semi goliardiche.
L’azienda incoraggia la nascita spontanea di team che lavorano su idee nuove, e ognuno ha la sua occasione per diventare un eroe. Questo crea anche un ambiente molto piatto e poco gerarchico: che tu sia il CEO o uno stagista, hai lo stesso di diritto di proporre idee.

3M è un’altra società che consente ai dipendenti di utilizzare le loro aree di forza a supporto di progetti e idee di cui sono appassionati. Tutti sanno che Google stabilisce che ogni impiegato dedichi una porzione del suo tempo ad attività puramente divertenti e ludiche, come creare i doodles quotidiani, ma in realtà 3M creò questa pratica molti anni prima, col suo “15% time”: un programma che consentiva ad ogni collaboratore di investire fino al 15% del tempo settimanale allo sviluppo di nuove idee. Quel programma ha generato alcuni dei prodotti più venduti dell’azienda, incluso il famosissimo Post – it.
Una leadership basata sulle forze è spesso sottovalutata. In realtà, se vogliamo far crescere una generazione di leader capaci di vedere e guidare il futuro, in un contesto competitivo, sociale, culturale, politico che è sempre più complesso e imprevedibile, credo che non possiamo ormai più farne a meno.

Ecco l’ ABCD della Leadership basata sui punti di forza 

ALIGN - ALLINEA, NON AGGIUSTARE 
Invece che forzare le persone dentro progetti, team, incarichi che devono essere portati a termine, perché non iniziare a chiedere “Chi vuole prendersi in carico questo?”
Può essere davvero così semplice.
Guardate le skills dei candidati, parlate con loro, e scegliete il più appropriato.
Potreste scoprire che dovete scambiare delle persone in alcuni ruoli, potreste scoprire che dovete riempire dei buchi, ma alla fine i pezzi del puzzle andranno a posto, e vi ritroverete ad essere il leader di un team più motivato e innovativo.

BUILD - COSTRUISCI TEAM DIVERSIFICATI
La diversità di prospettive , culture, passioni, età, generi aiuterà a creare un team più innovativo e spingerà in alto la creatività di ogni singolo membro.
Prendi nel tuo team gente che ti dice no, porta forze diverse nel team, crea le basi per permettere, anzi, forzare ogni team member a dare di più, uscendo dalla zona di confort e dall’omogneità.

CREATE - CREA UNA CULTURA DI TRASPARENZA
Chiedi feedback ai tuoi collaboratori, prima di offrirlo.
Racconta di te, prima che chiedere di loro
Chiedi con autentica curiosità; Ascolta con autentico interesse a capire; Parla chiaro.
Vedrai che daranno il 110% e più

DELEGATE - NON GESTIRE: DAI EMPOWERMENT
Dare empowerment significa permettere di rischiare e favorire il pensiero non convenzionale. Come leader devi assolutamente consentire, anzi, apprezzare che i tuoi collaboratori siano naif, curiosi, esagerati. Un team forte ha bisogno di prospettive forti e opinioni diverse. E’ il tuo compito gestire le dinamiche magari un po’ accese che si possono creare. E’ il tuo compito invitare il team a mettere a fuoco i suoi valori e darsi delle regole di lavoro coerenti. E se poi arriva il conflitto, ben venga: il conflitto sano e ben gestito porta grande ricchezza.

La leadership è un privilegio e un dovere, non un diritto, e come tale dobbiamo trattarla.
Essere leader significa incoraggiare le persone a dare il meglio di sé, per il bene dell’azienda, facendo ciò che amano e che sanno fare bene. 
Solo questo approccio creerà una cultura forte e livelli sostenibili di innovazione.




VUOI LAVORARE SU QUESTO TEMA?

http://eepurl.com/cs2bk9

PENSI POSSA INTERESSARE AD UN AMICO O A UN COLLEGA? Invitalo a contattarmi


http://eepurl.com/cs2tQ9



www.giuliasirtori.com The Colours of Coaching
#coaching #strengthfinder #strengths #risorsepersonali #puntidiforza #strengthbasedleadership #empowerment #leadership #miglioramento