Vivere più felici, e dare il meglio di sè

La grande domanda, il più grande desiderio di ciascuno: "come essere felici". Come essere felici in un contesto che non ci siamo scelti, in mezzo a persone che non ci piacciono, di fronte a difficoltà inattese e superiori alla nostra portata?  Ecco qualche spunto per lavorare insieme su un "cambio di mindset", che ci renda più resilienti. Non voglio fare il guru, ma sono convinta che questa sia realmente la ricetta magica della felicità: cambiare approccio, sia sul lavoro che nel privato. Rendersi conto delle convinzioni, degli atteggiamenti, dei comportamenti che ci danneggiano, e trovarne di nuovi e più utili.
In primis la più utile di tutte è questa: guardare il buono che c'è , in ogni situazione, e aspettarsi il buono. Quando volete cominciare?

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http://www.celebratewhatsright.com/film?v=6qHDGBSv5V7ita4t&sid=1560

In questo video verrete ispirati in molti modi sul tema della felicità dal grande fotografo del National Geographic Dewitt Jones. Secondo Dewitt la felicità sta nel vedere quel che c'è, il buono che c'è, in noi e nelle situazioni della vita, invece che incapponirsi a cercare che le cose siano "come vorremmo". Stupirsi sarà più facile se teniamo gli occhi aperti e il cuore pronto. E la felicità sta nel vedere il cambiamento non come un'onda che ti travolge, ma come un'onda di possibilità, che potrà portare cose belle e utili. Guarda il video di Dewitt Jones (20')

http://www.celebratewhatsright.com/film?v=6qHDGBSv5V7ita4t&sid=1560



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Proseguendo sul tema del video di Dewitt Jones, ecco una pratica preziosa per conquistare la felicità: vedere e riconoscere il buono, e dire grazie. Abituarsi ogni sera a segnare almeno 5 cose buone che ci sono successe quel giorno, per cui possiamo dire grazie: dal postino che ci ha salutato chiamandoci per nome, al semaforo verde che ci ha fatto arrivare in tempo a un appuntamento, al collega che ci ha invitato a bere un caffè, alle cose che siamo riusciti a fare quel giorno, ai nostri talenti, alle persone che ci vogliono bene.
Perchè fare questo? Perchè allena il cervello a notare e ricordare il buono, rendendoci pronti a usarlo quando serve e rendendoci resilienti di fronte alle difficoltà. Le neuroscienze ci dimostrano che cervello passa 2/3 del tempo preoccupandosi, notando le cose che non vanno e i possibili pericoli. Lo fa per il nostro bene, per mantenerci in vita "sani e salvi",  ma questa modalità innata, in questo mondo così pieno di sollecitazioni e attacchi alla nostra serenità, rischia di tenerci sempre allerta e mai felici.
Dopo solo un mese di osservazione di un cervello allenato a riconoscere il buono e dire grazie ogni giorno, si assiste a cambi profondi delle connessioni neurali. Un vero brain training


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Se sei felice ridi, se ridi sarai felice. Altra cosa che sappiamo dalla saggezza popolare e dal comune sentire: se siamo tristi e vediamo un film divertente o un amico che ride, il nostro stato d'animo cambia, la tristezza si scioglie un pò e possiamo guardare il mondo con occhi diversi, percepire le difficoltà in modo più leggero. Oggi anche le neuroscienze ce lo confermano: ridere fa salire il livello di testosterone e di serotonina nel sangue, e questo porta un cambiamento di umore. E quando il nostro umore migliora, il nostro approccio al mondo e le nostre decisioni possono essere più ricche e funzionali, a noi e agli altri. In realtà le neuroscienza dimostrano qualcosa di ancora più ampio: il cambio di espressione facciale, così come il cambio di postura, per almeno 2 minuti, provocano variazioni dei livelli ormonali del 20%-30%. Vale la pena ricordarselo.




Continuando a parlare di studi neuroscientifici,  ecco l'evidenza di una ricerca della Stanford University, che dimostra come arrabbiarsi o lamentarsi per mezzora al giorno danneggia il nostro cervello. E lo stesso vale per l'essere esposto a persone che si lamentano. Le connessioni neurali a livello dell'ippocampo risultano danneggiate. 


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"Volere è Potere" dice un detto popolare. 
John Whitmore aggiunge "Quando vuoi raggiungere un obiettivo, Volere è più forte di Dovere."
Se le nostre giornate sono costellate di cose che "dobbiamo" fare, la via della felicità diventa piccola e tortuosa. Il che non significa che nelle nostre vite non ci debbano essere i "doveri". Tutti abbiamo familiari, colleghi, capi, amici per cui "dobbiamo" fare delle cose. Eppure è molto diverso essere in modalità "dovere" rispetto all'essere in modalità "volere".  E' fondamentale trovare nelle cose che "dobbiamo fare" il senso per noi, il buono per  noi, e anche il nostro personale modo di farle. E ricordarcelo giorno dopo giorno. Inoltre, quando desideriamo cambiare qualcosa di noi che non ci piace, invece che usare il verbo "devo cambiare questo aspetto di me" proviamo a dire "voglio cambiare questo aspetto di me". E notate che differenza fa già solo questo, nella motivazione e nella chiarezza di idee sul piano d'azione per riuscirci.


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Marshall Goldsmith ricorda da diversi anni questo mantra delle 6 domande per la felicità.
Ogni giorno alla fine della giornata impariamo a chiedere a noi stessi queste 6 cose.
Oggi cosa ho fatto per aumentare la mia felicità? per trovare senso a quel che faccio? per essere impegnato e coinvolto? per costruire relazioni positive? per definire obiettivi chiari? per avanzare verso i miei obiettivi? E' un lavoro di orienta e riorienta , impedisce di perderci, permette di restare in contatto con la persona più importante per realizzare la felicità: sè stessi.