Gestire il Cambiamento

Di fronte al Cambiamento spesso sentiamo nascere in  noi una paura. Questa paura ha due facce: quella di quando il cambiamento è desiderato, ma ci sembra impossibile e non riusciamo a mettere a fuoco cosa vogliamo realmente nè come raggiungerlo; e quella di quando il cambiamento è imposto, e lo dobbiamo subire, gestire, o far accettare agli altri.
Il lavoro di progettare il cambiamento, costruendo una nuova vision di sè e un piano per realizzarla, così come il lavoro di gestire il cambiamento "indesiderato" nella maniera più utile a noi e a chi ci circonda, sono tra le attività più faticose e gratificanti che si possano fare con un Coach. In azienda il tema del cambiamento è particolarmente sentito, vista la fase di incertezza, volatilità e caos che viviamo, e riguarda il singolo e il team di lavoro, con logiche molto intrecciate.

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RIFLESSIONE PRO-CAMBIAMENTO N°2: RICONOSCERE CHE QUELLO CHE CI HA PORTATI DOVE SIAMO SPESSO NON CI PERMETTE DI ANDARE ALTROVE
Abbiamo conquistato un lavoro importante, ci siamo costruiti una casa confortevole, abbiamo una bella famiglia, diamo un aiuto alla comunità, abbiamo una vita sociale...tutto questo lo abbiamo fatto grazie ai nostri talenti e al nostro impegno.
Però a un certo punto sentiamo che qualcosa non torna, forse proprio quando abbiamo tutto.
O forse un evento esterno ci obbliga a rimettere in discussione quel che c'è.
Quali sono le cose che diamo per scontate che, se spostate o modificate, possono permetterci di aprire nuovi orizzonti?


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Cambiare significa uscire dalla zona di confort. Capita spesso che una situazione che non ci piace ci tenga costretti lì dentro perchè ... la conosciamo. La odiamo ma è l'unica realtà che conosciamo. E metterne a fuoco una nuova, per poi muoversi in quella direzione, è molto difficile, specialmente se lo facciamo da soli, senza il supporto di un Coach. Dunque l'effetto è procrastinare, rimandare, sperare che le cose si sistemino da sole, sperare che domani qualcosa cambierà. Suona familiare?
Se volete misurare la vostra tendenza a procrastinare cliccate qui


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Questo strumento è molto conosciuto tra  i Coach perchè aiuta i Coachee a guardarsi allo specchio e a vedere cosa vogliono cambiare nella loro vita. Ogni ruota è diversa e ognuno può metterci le aree più diverse: l'importante è metterci le persone e le attività che per noi sono determinanti per avere una buona qualità di vita.  Salute, famiglia, carriera, amici, sport, colleghi, capo....
E ogni tanto, ogni anno se volete, fare un self assessment di come stiamo messi rispetto a queste aree.
E quando riteniamo di non esser soddisfatti, decidere come vogliamo che funzionino le cose, e lavorare su azioni concrete per cambiare, e realizzare quello che desideriamo.


Ogni volta che c'è un cambiamento "imposto" la prima reazione è di difesa. 
Ogni cambiamento indesiderato o inatteso è in qualche modo un lutto, che va a rompere degli equilibri consolidati, a privarci delle nostre sicurezze, che ci obbliga a fare le cose in modo diverso, a imparare qualcosa di nuovo, a creare una realtà differente.
Il cervello adora le abitudini, cerca di costruirle e di consolidarle, perchè cos' facendo risparmia energia. Intendiamoci, ci sono anche persone che rifuggono le abitudini, che cercano attivamente il cambiamento ma le ricerche dicono che sono solo 20% di noi. Il 30% si adatta al cambiamento velocemente. il 50% oppone strenua resistenza. 
E utile in quel caso, accorgersene, e aiutare la persona a stare un pochino nel suo "lutto", riconoscendo la fatica che sta facendo, facendole sentire vicinanza ed empatia. E cerchiamo di capire qual è la vera paura, la preoccupazione e il bisogno che sta dietro la paura, per aiutare la persona a superare le barriere (reali o immaginarie) e a realizzare il suo bisogno in un modo diverso dal passato.
Se non si fa questo passaggio, e si minimizza la difficoltà, si mette fretta, si spinge con forza ....forse otterremo un piccolo effetto di breve, difficilmente  di medio lungo. 


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Ogni volta che c'è da cambiare qualcosa,  una paura si affaccia alla nostra mente. La paura va guardata e analizzata: la paura è preziosa perchè vuole proteggerci dal male, anche se è un male immaginario o molto remoto. Analizzare la paura serve a mettere a fuoco le convinzioni limitanti, forse poco fondate, che condizionano le nostre scelte, e a decidere se in quella particolare situazione vogliamo dar loro ascolto,  oppure  vogliamo sostituirle con una convinzione più utile per raggiungere il nostro scopo. 
Infatti è proprio lo scopo la cosa da guardare sull'altro piatto della bilancia, accanto alla paura.
Quanto è bello il nostro obiettivo? quanto ci piace? quanto sarà importante raggiungerlo?
Proiettarci in avanti e vederci già là, arrivati al punto desiderato, ci permetterà di guardare la paura con altri occhi. Vedremo la paura come una compagna che ci accompagnerà, non come un blocco.
In altre parole, siccome non possiamo prevedere il futuro, ma possiamo immaginarlo come lo desideriamo, spesso l'unica via per provare a realizzarlo è partire, fare il primo passo. Avendo paura. Una grande coach che conosco Margie Warrell  "If you're afraid to do it, then do it afraid, but do it".
Un passo alla volta

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Una celebre frase di Steve Jobs sul cambiamento. Molto spesso è la paura di perdere quello che abbiamo conquistato, soldi , posizione, relazioni, stile di vita.....che ci trattiene dal cambiare.
Quando siamo giovani cambiare è più facile , si dice. Quando si invecchia la nostra agilità mentale si riduce insieme alla nostra propensione al cambiamento. Eppure più cresciamo, più conosciamo cose, persone e luoghi, e le idee su cosa potremmo cambiare si moltiplicano, e restano troppo spesso dentro un cassetto. E non parlo solo di grandi cambiamenti, che possono sconvolgere la nostra vita. Per alcuni di noi anche cambiare taglio di capelli o dedicarsi ad un'attività nuova o dire al proprio capo quello che non va nella relazione con lui, sono da un lato desideri, dall'altro origine di paura: cosa diranno gli altri? e se non piaccio? e se mi giudicano male? e se vengo punito per il mio coraggio?
La domanda da farsi in questi casi non è solo "se lo faccio cosa potrebbe succedere?".
La domanda più utile è "cosa succede se non lo faccio?"